Botticelli

(Firenze, 12 marzo 1915 – 13 febbraio 1995)


Opere di Botticelli
in alta definizione

Venere di Botticelli – particolare

Botticelli, il cui vero nome è Sandro Filippepi, nasce a Firenze il 1º marzo 1445. La sua vita, che si conclude il 17 maggio 1510, abbraccia un periodo di grandi innovazioni culturali e le sue opere rifletteranno questi mutamenti esprimendo all’inizio il periodo di fermento innovatore che si respirò alla corte dei Medici e, alla fine, la profonda crisi dei valori che sfociò nelle predicazioni del Savonarola. Per Botticelli tutto parte dalla linea, dal disegno, dall’idea platonica della bellezza, ispirato com’è dalla suggestione delle teorie neoplatoniche del tempo, proposte da Marsilio Ficino. Alla linea, e non al colore o al chiaroscuro, è affidata le definizione delle sue figure che si stagliano nette dal fondo, con una eleganza che, volendo individuare un precedente, si può ricollegare alle migliori opere del Lippi. Sandro frequenta la bottega del Verrocchio. Probabilmente lì ha modo di conoscere il giovane Leonardo da Vinci, i due esprimeranno in arte tuttavia due poetiche molto diverse.
Il linguaggio figurativo del primo Botticelli lo si riconosce già nel “Ritorno di Giuditta”, tempera su tavola conservata agli Uffizi di Firenze. Qui Giuditta e l’ancella, sembrano muoversi in reciproca relazione entrambe seguendo la sinuosità del movimento della linea. All’armonico disegno tutto concorre…. La spada, il ramoscello, la disposizione dei corpi. Pur nella consapevolezza della ragione del suo atto lo sguardo di Giuditta è tuttavia come assente, essenzialmente “triste”… Si inaugura così una delle costanti botticelliane: la malinconia. Lo sguardo malinconico infatti ricorre spesso nelle opere di Botticelli dove i personaggi, consapevolmente assorti, sono come rinchiusi nel loro ideale di bellezza. Il soggetto è mitico. Già precedentemente il Pollaiolo aveva ripreso il tema mitologico che per circa un millennio era stato abbandonato. Botticelli ha il merito di riportarlo alla ribalta, ma con un significato nuovo che lo connette allo spirito religioso del tempo. Il clima culturale del tempo viene come filtrato e ricompreso nelle sue opere che si avvalgono spesso di riferimenti appartenenti alle teorie della cerchia neoplatonica. Nel 1459 veniva infatti fondata l’Accademia neoplatonica fiorentina. Vi si affermava la supremazia dello spirito sulla materia. Il disegno che appare come più legato all’idea essendo sottratto alla mediazione della costruzione pittorica, assurge a nuova dignità proprio per la sua immediatezza. Per Botticelli il disegno si concretizza nella linea di contorno.
La “Primavera” (tempera su tavola di 2,03×3,14 conservata agli Uffizi) dipinta per Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, è il simbolo della rinascita della natura grazie all’amore. I dipinti avevano un significato allegorico. Era uso a quel tempo attribuire alle opere d’arte dei significati decodificabili solamente da una cerchia di pochi dotti. In tale ottica allora la presenza di Venere in posizione centrale potrebbe indicare che l’opera sia stata composta come un tacito invito al committente a scegliere l’Humanitas, e cioè l’eleganza e la cultura, qui personificata da Venere. Quale che sia il messaggio nascosto dell’opera è da osservare che qui la purezza lineare del disegno si impone su tutto. Il disegno è lo strumento per idealizzare le immagini, toglie loro materialità coerentemente con la filosofia neoplatonica che voleva nell’ideale di suprema bellezza, e nell’amore, la via per giungere a Dio.
L’opera presenta Zefiro che insegue Clori, dalla loro unione nasce Flora, cioè la Primavera. Le tre Grazie danzano e Mercurio con il suo cadùceo pare voler dissipare le nuvole. Venere si staglia netta su uno sfondo di mirto, l’essenza a Lei sacra. I particolari della natura sono resi con realistica evidenza e con una competenza botanica di un certo rilievo. Si riconoscono le essenze, tra cui gli aranci… Il tema è gioioso, ma malgrado ciò le tre Grazie sembrano danzare senza allegria e su tutto sembra stendersi un velo di malinconia che denuncia la consapevolezza in Botticelli della fragilità della bellezza, e della presenza dell’effimero anche nell’amore. Sembrano quindi qui riecheggiare i versi di Lorenzo il Magnifico che cantava: “Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: di domani non c’è certezza”.

La “Nascita di Venere” del 1483-85, conservata presso la Galleria degli Uffizi di Firenze, presenta il tema mitologico della Venere Anadiomene, nata dalla spuma del mare. Qui si esprime in tutta la sua evidenza l’ideale platonico della bellezza che diviene il mezzo che consente all’uomo di avvicinarsi a Dio. Il carattere altamente spirituale del soggetto principale dell’opera è sottolineato dall’accostamento del tema profano (quale quello della nascita di Venere) ad una iconografia sacra, più volte utilizzata in arte, come quella del Battesimo di Cristo. Alla linea sinuosa e continua del disegno tutto appare subordinato. L’esigenza di una armonica continuità del segno prevale infatti al punto di rendere alcuni particolari della Venere inverosimili. Osservando il viso dolcemente reclinato della fanciulla si può notare quanto esso sia piccolo rispetto al lungo collo, e, concentrando lo sguardo su altri particolari anatomici ci si accorge, ad esempio, quanto le spalle siano fortemente inclinate. L’immagine si presenta inoltre quasi del tutto priva di chiaroscuro, questo priva la Venere di ogni riferimento alla realtà e la idealizza. Infine lo sguardo della Venere catalizza più di ogni altra cosa chi osserva…. Traspare una malinconia che appare in sintonia col tutto, quasi a simboleggiare la partecipe coscienza degli elementi naturali alla caducità degli ideali di bellezza, che pur essendo sublimi nel rendersi tramite nel contatto con Dio, manifestano comunque la loro intima fragilità.
Alla fine della sua carriera artistica Botticelli perviene alla composizione di opere più drammaticamente espresse. Egli attraversa infatti un periodo di grande crisi mistica, essendo stato influenzato dalle predicazioni del Savonarola. Quando Savonarola viene condannato a morte nel 1498, la malinconia che era già insita negli sguardi dei suoi personaggi esplode in sommesse grida di dolore (vedi opere come: “Natività Mistica”, 1500, National Gallery e la “Crocifissione simbolica”, Fogg Art Museum). La linea che ha segnato il percorso di una vita si spezza, mettendo in tragica evidenza la caduta dei valori neoplatonici e con essi gli ideali stessi della fede.