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Picasso - De Chirico due opere a confronto

Le due opere sono Le muse inquietanti - De ChiricoLe muse inquietanti di De Chirico e Poveri in riva al mare di Picasso.
De Chirico dipinge nel 1916 un quadro che pare riproporre, reinventandola, la famiglia di poveri in riva al mare di Picasso. Alcune straordinarie analogie possono infatti essere colte osservando con attenzione i due dipinti. I personaggi della famiglia picassiana sono tre. Come quelli raffigurati nelle “Muse”. La postura è la stessa con alcune varianti.
Osserviamo prima di tutto la figura femminile del quadro di Picasso: è realizzata volta di spalle ed ha il capo reclinato verso il petto. Il suo abito si conclude con delle pieghe verticali molto incise che la fanno apparire come una colonna classica scanalata. Un mantello lascia intravvedere la forma delle spalle, e cade poi disegnando delle curve.
Analogamente il manichino metafisico di De Chirico, mantiene la stessa identica postura, si conclude come una colonna classica scanalata, mostra le spalle similmente disegnate nella parte alta ed un mantello che si conclude con dei panneggi che si concludono con pieghe curve. 

Poveri in riva al mare - Picasso
Il capo, pur essendo di un manichino, è reclinato verso il basso, proprio come la donna dalla solidità giottesca di Pablo Picasso. La figura appare molto simile, ma girata rispetto a quella picassiana di circa 40 gradi sul suo asse.
L'altro personaggio è seduto. Ma la posizione delle braccia è davvero molto simile a quella della figura del padre del dipinto di Picasso. Si tratta di un personaggio chiuso in sé quello di Picasso, con le braccia fortemente serrate intorno al corpo quasi a volersi proteggere, dal freddo, dalla fame, dalle difficoltà. Analogamente, la postura del secondo manichino di De Chirico, tiene le braccia conserte, ma invece di essere in piedi è seduto ed è ruotato anch'esso di circa 40 gradi rispetto al personaggio picassiano. Infine il terzo personaggio, quello che nel quadro di Picasso rappresenta il ragazzino, il figlio della coppia. La posizione assunta dalle sue braccia sono riproposte nel dipinto di De Chirico nella statua classica dipinta sullo sfondo. Anche quest'ultimo personaggio è ruotato di circa 40 gradi dal ragazzo di Picasso, assumendo una posizione più frontale. Dalle osservazioni fatte appare possibile operare un confronto tra i due dipinti, allo scopo di comprenderne i diversi significati.
Nel quadro di Picasso, riferito al noto “periodo blu” dell'artista, è rappresentata una famiglia in grande stato di difficoltà, povera, ma nonostante tutto quasi monumentale nella sua dignità. La donna è stata spesso paragonata dalla critica ad una donna giottesca, l'uomo esprime dignità nell'accettazione e complessivamente la loro compostezza è classica. Lo sfondo si distingue in tre fasce: la spiaggia, il mare ed il cielo, proprio come in tre fasce si articola la composizione di sfondo del dipinto di De Chirico: la piazza, le architetture e il cielo.
I personaggi di Picasso, pur essendo monoliticamente chiusi in se stessi, dimostrano di essere in comunicazione tra loro. L'uomo è complementare alla donna alla quale si pone dinnanzi, il ragazzo con il suo gesto sembra unirli entrambi. Lo sfondo detta un senso di armonia tra le diverse dimensioni proposte, uniformandole con la stessa tinta fredda.
I personaggi di De Chirico invece appaiono distanti tra loro, guardano verso diverse direzioni attraverso l'espediente delle diverse rotazioni, pare che tra di essi non esista alcuna possibilità di comunicazione e decisamente sembrano non essere messi in relazione tra loro.
Se De Chirico, avesse davvero pensato al dipinto di Picasso, realizzando Le muse inquietanti, il suo misterioso dipinto potrebbe essere la rilettura della famiglia di Picasso, svuotata del senso prima attribuitole, e caricata del senso proprio della pittura metafisica. Immersa in una dimensione oltre la realtà, e fuori dalla comunicazione che necessariamente appartiene al reale, questa singolare famiglia si mostra emblematica di una condizione di svuotamento. Il castello estense sullo sfondo della piazza ferrarese, amplifica il senso di spaesamento dell'osservatore che non può che constatare un disagio, che questa volta non si colloca più nei termini di una povertà materiale, ma di un povertà spirituale. Il contesto storico infatti è quello della prima guerra mondiale, e del conseguente carico di dolore e sgomento ormai sedimentato nel vivere quotidiano della gente.

Paola Campanella