Architettura Bizantina

Il termine architettura bizantina, deriva dal suo essere frutto della civiltà appartenente all’antica città di Bisanzio, poi rifondata da Costantino, nel 330 d.C., e chiamata Costantinopoli. Con il trasferimento della capitale da Roma a Bisanzio e, poi, con la suddivisione dell’impero romano in Impero d’Oriente e Impero d’Occidente -395 d.C., nascerà l’Impero Bizantino che durerà sino al 1453, quando Costantinopoli cadrà per opera dei Turchi. A determinare le caratteristiche di questa architettura, confluirono vari aspetti culturali, primo fra tutti, quello derivante dalla tradizione ellenistica.
Oltre agli influssi ellenistici, il linguaggio architettonico bizantino comprenderà caratteri siriani, persiani ed egiziani, in relazione alle vaste aree dove tale civiltà si diffuse. Nonostante le ovvie differenze scaturite dai contatti avuti nelle diverse aree geografiche, l’architettura bizantina mantenne nel tempo dei comuni caratteri distintivi di fondo. Ebbe una natura essenzialmente religiosa, intesa a voler assicurare all’uomo la salvezza dello spirito.
Quando ci si riferisce alla produzione dell’arte bizantina, non si deve pensare solamente alle forme espresse a Costantinopoli ed alla sua corte imperiale, ma anche a tutta l’opera capillare compiuta dai monaci ed eremiti disseminati nel vasto impero. Forse, anche per questo tali espressioni architettoniche mantengono ancora oggi un fascino particolare, che ci ricorda e ci fa sentire quella tensione dell’uomo verso Dio, che si esplicita negli edifici sacri.
L’architettura Bizantina in genere viene suddivisa in diversi periodi. Il periodo paleo-bizantino dal IV a V secolo è il primo periodo, quello per così dire “di formazione”, nel quale si attua il passaggio dalla cultura tardo-antica alle delle forme più tipiche. Essendo l’architettura bizantina essenzialmente portatrice di valori religiosi si manifesterà primariamente nella edificazione di luoghi di culto, che saranno sia pianta basilicale che a pianta centrale. Per queste ultime si prenderà spunto dalle strutture a cupola appartenenti al tardo-antico, approfondendone e sviluppandone i concetti di unitarietà spaziale e sottolineandone la centralità. Rispetto alla copertura a cupola romana, che richiedeva un muro continuo circolare per sostegno, la cupola bizantina sarà impostata su una base quadrata. Si costruiranno cupole circolari su piante quadrate attraverso l’uso di quattro triangoli sferici, detti “pennacchi”. Altro elemento caratteristico è il capitello con “pulvino”, cioè un elemento a forma di tronco di piramide rovesciatogeneralmente decorato con motivi naturalistici o antropomorfi.

L’età giustinianea va dal 527 al 565. Giustiniano promosse una notevole attività costruttiva. Nel 532, ricostruisce a Costantinopoli, Santa Sofia, capolavoro assoluto dell’architettura bizantina. Gli architetti, Isidoro di Mileto e Antemio di Tralles, idearono una struttura innovativa, che non si formava più per giustapposizione delle parti, come avveniva prima, ma come un tutto unico. Una immensa cupola di ben 33 mt. di diametro, copre lo spazio centrale. La monumentalità dell’edificio è smaterializzata, sia dall’apertura di finestre che dalla decorazione musiva interna. L’innovazione più rilevante dell’età giustinianea, bene esemplificata da Santa Sofia, è il definitivo recupero della centralità e l’utilizzo sistematico di elementi architettonici a volta e a cupola. Da questo momento, lo schema di edificio sacro, con copertura a cupola, a pianta centrale, diventa un modello di riferimento in tutti i centri dell’impero ed in tutte le aree di influenza bizantina: come l’area balcanica, quella persiana e russa. Cambia, rispetto ai precedenti esempi di pianta basilicale, il concetto stesso di spazialità e ci si rivolge sempre più ad una concezione di spazio dilatato, quasi immateriale, per supportare il quale ci si rivolge sempre più alla decorazione musiva.


RAVENNA

San Vitale - scorcio
San Vitale – scorcio

Un capitolo a parte merita l’architettura ravennate. Nel 540 Ravenna, a conclusione della guerra gotica viene conquistata dai bizantini e diventa la capitale dell’esarcato, che a sua volta dipendeva da Bisanzio. Questa città viene scelta per la sua posizione strategica, e per il suo porto militare, il porto di Classe. Ravenna, che diventa conseguentemente anche la sede dell’Esarca di Costantinopoli, rappresenterà in Italia un punto principale per la diffusione delle nuove forme espressive provenienti dall’Oriente. L’architettura assumerà dei caratteri tipici e si identificherà con alcune soluzioni ricorrenti come: le pareti esterne in mattoni in cotto a vista, scandite da arcatelle e lesene oppure, l’ingresso preceduto dal nartece o l’abside semicircolare all’interno e poligonale all’esterno.
Le chiese ravennati del VI-VIII secolo utilizzeranno le tipologie basilicale, per Sant’Apollinare in Classe o Sant’Apollinare Nuovo, e centrale, per il battistero degli Ortodossi e per San Vitale (vedi foto), che, nel 547, dopo la conquista operata dai bizantini, verrà consacrata a Ravenna. Sia nella struttura che nella decorazione interna sono evidenti gli influssi bizantini. Le superfici esterne, nella loro semplicità, sono alleggerite da ampie finestre. La planimetria e il gioco dei volumi ricordano il SS. Sergio e Bacco di Costantinopoli. L’interno è a pianta ottagonale e s’innesta al nartece in un angolo, dando a chi entra un’impressione di movimento. L’ingresso della basilica è infatti consentita da due porte: una in asse e l’altra posta obliquamente all’asse principale. Dei pulvini contribuiscono a staccare l’innesto con gli archi che sembrano quasi sollevarsi in alto. La cupola, raccordata alla forma ottagonale centrale con delle nicchie, è stata realizzata con anelli concentrici di anfore vuote. La luce infine giunge da varie angolazioni e contribuisce a smaterializzare la struttura che appare leggera e quasi priva di una vera e propria massa strutturale. L’abside, affiancata da “prothesis” e “diaconicon”, sporge all’esterno con una forma poligonale. La pianta è costituita anche da un corpo centrale polilobato, circondato da un ambulacro anulare. Esedre semicircolari dilatano lo spazio interno. La cupola è all’esterno palesata dalla presenza del tiburio ottagonale. Mentre all’esterno presenta la tipica semplicità del laterizio all’interno era interamente ricoperta da mosaici (che sono purtroppo stati in parte sostituiti da affreschi nel 1700) ora ridotti alla parte della tribuna e dell’abside. I rivestimenti musivi, atti a creare effetti di dilatazione spaziale che concorrono ad esaltarne le tensioni dinamiche, hanno una importanza sia artistica che storica: essi dimostrano infatti che da questo momento il potere imperiale si è unito con la Chiesa, tanto che da essa riceve l’investitura.

I caratteri stilistici sono quelli tipici dell’arte bizantina: le figure, disposte frontalmente sembrano quasi non avere peso materiale, (esemplificata anche dalla innaturale posizione dei piedi), e sono inserite in ambienti che non rispettano le regole di visione prospettica anzi, le sovvertono tanto da arrivare alla cosiddetta rappresentazione di oggetti in “prospettiva inversa”.

Il mausoleo di Galla Placidia,-450 ca-, presenta una pianta a croce latina, ma con i bracci quasi uguali, all’incrocio dei quali, è una cupola emisferica raccordata, mediante pennacchi, al quadrato centrale. Semplicissimo all’esterno, con mattoni in cotto a vista, all’interno è rivestito di mosaici che riprendono il tema della notte. Questo contrasto tra la semplicità dell’esterno e la ricchezza dell’interno, potrebbe avere un significato simbolico: la richiesta di un maggior peso allo splendore dell’anima, contrapposto a quello dell’involucro corporeo. Lo splendente rivestimento a mosaico delle pareti interne allude inoltre ad una condizione di riscatto della consistenza dell’animo umano verso una nuova spiritualità, rispetto alla pesantezza della materia, simboleggiata dall’opacità.
Il Battistero degli Ortodossi, chiamato anche Neoniano in relazione al vescovo che lo decorò dopo il V secolo che si chiamava appunto Neone, è anch’esso spoglio all’esterno e ricco di mosaici all’interno. Il Battistero, è a pianta ottagonale e sormontato da una cupola, costruita con anfore di cotto per essere più leggera. Essa è raccordata mediante otto pennacchi, ai vertici dell’ottagono.

Non si può non citare l’episodio architettonico del particolarissimo Mausoleo di Teodorico, – inquadrabile nel 493-526, dove Teodorico manifesterà il suo pensiero profondamente ancora legato all’ideale del tardo antico. Il Mausoleo, trae infatti ispirazione dai mausolei romani della provincia ma possiede un gusto “barbarico” che si evidenzia nella decorazione “a tenaglia” e nella massa della pesantissima copertura.

Esso ha una struttura ottagonale che presenta della arcate cieche, ed è sormontata da un corpo cilindrico e coperta da una monolitica calotta schiacciata, poderosa, di impronta decisamente barbarica. Per questo motivo, questo edificio pare voler sintetizzare il gusto proveniente dalle popolazioni barbariche con le suggestioni del tardo-antico.

Il 726 è la data dell’editto di Leone III, che impedirà ogni rappresentazione visiva della forma divina. È l’iconoclastia, destinata a perdurare fino al 843. Il periodo detto iconoclastico, va infatti dal 726 al 843, e avvia un periodo di decadenza. L’architettura ricalca fondamentalmente i modelli precedenti ma si consolida il modello pianta centrale con copertura a cupola. Gli edifici sacri che si edificheranno successivamente, saranno caratterizzati da piccole dimensioni, e l’interno sarà uno spazio sacro, reso addirittura non accessibile ai fedeli durante le funzioni, riducendo lo spazio per assistere al nartece, o addirittura a quello aperto antistante. Successivamente l’architettura bizantina conosce un momento di rinascita, con la dinastia macedone.
Siamo nel periodo che va dal 867 al 1057: la forma planimetrica cui maggiormente si ricorre è quella a croce greca, e la copertura è a cupola. Presente inoltre la variante detta a “quinconce”- la croce greca inscritta in un quadrato-, che rappresenterà il tipo più diffuso, dal X secolo in poi. Infine si avrà il periodo chiamato della “rinascita bizantina”, tra il 1261 e il 1453. Si tratta di una fase tarda, nella quale si ricostituisce a Costantinopoli il potere bizantino, dopo la parentesi latina – durata ben 57 anni. Per ciò che riguarda lo sviluppo planimetrico delle chiese, in questo periodo non si registrarono variazioni significative… la forma della pianta rimane a croce greca, invece si arricchiscono notevolmente gli apparati decorativi esterni, attraverso l’uso i cotti policromi, bassorilievi e ceramiche.