Questo sito utilizza cookie di profilazione di altri siti per inviarti messaggi pubblicità in linea con le tue preferenze. Questo sito utilizza servizi di statistiche esterni alla struttura. I servizi di statistiche utilizzano cookie per elaborare i propri dati. L'utente può disattivare i cookie modificando le impostazioni del browser. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca su Informativa estesa. Continuando ad utilizzare il nostro sito accetti l'uso dei cookie e il trattamento dei dati secondo il GDPR. 

La Cappella Sistina

Il Giudizio Universale

La Cappella Sistina a 360°
in alta definizione

Nel 1534 Michelangelo si trasferisce definitivamente a Roma, dove sarà impegnato al progetto iconografico del “Giudizio Universale” nella parete di fondo della Cappella Sistina, che realizzerà tra il 1536 ed il 1541. Gli anni che separano la realizzazione della volta da quelli della realizzazione del Giudizio furono determinanti nella evoluzione del pensiero michelangiolesco. Nel 1527 infatti, il sacco di Roma, aveva sconvolto le coscienze di molti pensatori dell’epoca. Michelangelo non rimase esente dal clima storico e il suo linguaggio divenne più sofferto. Verso la fine del suo percorso artistico, la figura perfetta dell’uomo che egli aveva posto sempre in primo piano cede il passo ad una maggiore ricerca di spiritualità. Addirittura verso la fine della sua vita Michelangelo sentì che la sua arte, come l’aveva precedentemente concepita, avrebbe potuto condurlo verso la dannazione. Il clima dell’epoca aveva coinvolto anche lui… Il Giudizio mostra che anche i Beati sono atterriti, perché la giustizia divina è altra da quella umana. Solo Dio ne è a conoscenza e ne può essere arbitro, come accade per la Grazia. Michelangelo è combattuto tra l’ortodossia e i nuovi temi della riforma.
 L’umanità dipinta da Michelangelo non è mai meschina, nemmeno nella consapevolezza della propria colpa. Anche nel momento del giudizio, essa è eroica.

La composizione rimanda ad un immenso movimento. Mentre a destra tutto scende, a sinistra tutto sale. Il vortice è generato dal gesto del Cristo.

Ha scritto Argan: “Per capire quest’opera, che riflette la crisi di una grande coscienza, bisogna pensare all'estrema intensità con cui Michelangelo vive le situazioni storiche, e all'angoscia con cui vede avverarsi nella storia il destino tragico disgiunta da Dio (…) La Roma che trova non è più quella che aveva lasciato, illusa nel sogno della restauratio classica di Leone X. Il sacco del 1527 ha dissipato il mito dell’immunità storica della città delle rovine e delle reliquie (…) il Giudizio è l’opera della crisi:ricapitola tutta l’opera precedente dell’artista, anticipa la successiva (…) Dio giudice, nudo, atletico, senza alcuno degli attributi tradizionali di Cristo, è l’immagine della suprema giustizia, che neppure la pietà o la misericordia, rappresentata dalla Madonna implorante, può temperare”.

Paola Campanella