La fotografia di architettura

Nizza

Fotografare una architettura è come ritrarre una persona, bisogna saperne cogliere l’essenza in uno scatto, esaltarne i tratti più profondi e significativi. Tuttavia fotografare architettura oggi, non è sempre, come si potrebbe pensare, fornire all’utente un reportage il più possibile completo di particolari e di aspetti di un determinato edificio. Al contrario, a volte per intuire il valore, l’essenza vera di una architettura occorre far ricorso all’indeterminazione. È infatti proprio l’incompiutezza, molto spesso, a permettere l’operazione del ricomporre mentalmente il non esibito.
Oggi molti illustri fotografi contemporanei hanno fatto della foto di architettura una vera e propria arte. Molti di loro utilizzano metodi personalissimi, che rifuggono da messaggi troppo espliciti e diretti. Si ricorre così a delle metafore, che tuttavia riescono ad esprimere il senso del messaggio che un architetto vuol comunicare meglio di qualsiasi altro tipo di riproduzione. Del resto oggi, le ricostruzioni tridimensionali permesse dalla tecnologia digitale hanno consentito di implementare la documentazione visiva di un progetto architettonico, fornendo alla documentazione tecnica e alla didattica metodi di indagine che, se non sono ovviamente in grado di sostituire l’esperienza spaziale diretta di una architettura, certamente rappresentano delle simulazioni della realtà di altissimo livello. Si è infatti giunti ad esempio, ad essere in grado di riprodurre la reazione del materiale di superficie dei manufatti alle varie tonalità della luce, sia esterna che interna; è oggi possibile ricostruire percorsi e simularli visivamente senza tralasciare i particolari sia all’interno che all’esterno della struttura. La fotografia a tal punto si è in qualche modo “liberata” dall’obbligo di fornire quei dati conoscitivi cui prima era demandata. Adesso può liberamente interpretare, anche a costo di distorcere, metaforizzare, rendere surreale quello che prima doveva far ad ogni costo corrispondere il più possibile al “reale”.
Ad esempio il concettualismo è un tipo di fotografia che mira a raccontare una architettura in modo episodico, quasi osservandola per brani. Si tende al racconto dell’insieme architettonico attraverso l’assemblaggio di dettagli, solo che focalizzando di più l’attenzione sui particolari si tende alle esasperazioni dell’angolazione del punto di ripresa, e ad una enfatizzazione di inquadrature aberrate. Si è sviluppato anche un filone detto pittorialista che si avvicina ad una tendenza poetica, che vuole suggerire il senso della immaterialità.
Prima di pervenire a queste conclusioni naturalmente, è passato del tempo.
L’esperienza di lettura critica di un manufatto architettonico attraverso riproduzioni fotografiche, si sviluppa subito dopo la nascita della fotografia. Naturalmente si realizzavano immagini che seguivano delle regole ben precise, che per lo più tendevano a rappresentare l’oggetto architettonico il più possibile fedelmente, privo di ombre e distorsioni prospettiche e soprattutto, in modo avulso dal contesto. Tutto ciò rispondeva ancora a concezioni legate concetto di monumento, e l’architettura andava presentata isolatamente allo scopo di accentuarne i caratteri di monumentalità. Molti docenti universitari passarono così da una didattica di critica architettonica basata su riproduzioni di tipo tradizionale (incisioni, acqueforti ecc…) a dei commenti basati sulla osservazione di fotografiche, che, pur fornendo adesso particolari di cui prima non si poteva disporre, concettualmente non offrivano spunti critici diversi da prima. Ci volle del tempo prima di maturare quella consapevolezza che ha condotto numerosi fotografi di architettura contemporanei a guardare l’oggetto architettonico non solo come oggetto in sé, con la sua forma, le sue proporzioni ecc.. ma come oggetto nello spazio. Si è dato quindi progressivamente rilievo a componenti prima trascurate; una di queste, ad esempio, è la luce. La fotografia cioè è passata alla interpretazione di una architettura in relazione alle variazioni della luce, alle possibili variazioni della superficie dei materiali, agli effetti di trasparenza suggeriti dall’incidenza della luce all’interno degli spazi e addirittura alla percezione dello spazio architettonico in relazione alla utilizzo della luce come elemento di progetto. Si è così con il tempo pervenuti a delle metodologie che se certamente non possono mirare a sostituire l’esperienza diretta spaziale che si può avere di un edificio, almeno tengono conto dell’esigenza di comunicarla. Si perviene così a delle riproduzioni che fanno della fotografia di architettura -dopo l’esperienza diretta spaziale-, il principale elemento di comprensione di una costruzione, con tutte le sue complessità. Anzi, la fotografia addirittura a volte consente, una lettura più meditata, più attenta a quegli scopi comunicativi che a volte durante una veloce fase di osservazione diretta, non riescono subito ad emergere.
Tuttavia queste ulteriori possibilità della fotografia non hanno eliminato la fotografia di architettura come strumento atto alla documentazione di un progetto architettonico. Ci si può infatti ancora avvalere di linguaggi tradizionali codificati. Questi modi di leggere attraverso la fotografia, una architettura, si basano su metodologie che variano l’impostazione dell’immagine fotografica a secondo se ci troviamo in presenza di un’opera architettonica barocca o rinascimentale, razionalista o gotica. La fotografia che utilizza mirabilmente i giochi di luce su masse murarie ricche di forme concave e convesse, è ad esempio spesso utilizzata per la riproduzione di architetture barocche. La scelta della incidenza della luce in questo caso è spesso radente poiché la contrapposizione del chiaro e dello scuro, amplifica la plasticità delle forme ed i caratteri materici e mette in risalto le statue e le decorazioni. La fotografia dal basso verso l’alto è spesso utilizzata invece per esaltare la verticalità e monumentalità dell’architettura; è appropriata per la riproduzione di architetture gotiche. Quella che si pone invece dinnanzi al monumento frontalmente e il più possibile ortogonalmente, e quindi pone archi e colonne all’interno del cono prospettico centrale, è adatta ad interpretare la staticità dell’architettura rinascimentale.