Palermo: dagli Svevi a…


Altre stagioni artistiche, oltre a quella denominata “arabo-normanna”, hanno lasciato a Palermo segni inconfondibili e caratterizzanti.

Guglielmo II non lasciò eredi e con lui morì la normanna dinastia degli Altavilla. Nel 1190, Tancredi, nipote illegittimo del Re Ruggero ebbe concessa la corona della Sicilia, poi rivendicata da Enrico IV, figlio di Federico Barbarossa e marito di Costanza D’Altavilla, figlia di Ruggero II. Nel 1194 Enrico, in virtù di un rivendicato diritto alla corona di Sicilia (acquisito perché sposo di Costanza), entrò a Palermo proprio mentre Costanza dava alla luce Federico II, lo “Stupor mundi”, durante il viaggio che dalla Germania la portava a sud. Federico nacque a Jesi, in una tenda improvvisata di un mercato, rimase presto orfano e venne incoronato Re nel 1198. Una biografia su Federico II scritta da E. Horst riporta: “Frequentando gente semplice, nei vicoli e nei mercati,- il giovane Federico- imparò gli usi, i costumi e i modi di parlare dei vari gruppi etnici che allora vivevano a Palermo: siciliani, normanni, saraceni, greci, ebrei, tedeschi”. Un legame che nacque spontaneo e immediato sta quindi alla base del rapporto che il sovrano coltivò con la città di Palermo, che venne messa in condizione di ricevere dal sovrano alcuni elementi che la resero una città importante.
Federico II infatti riunì sotto la sua corte i più illustri scienziati, filosofi, musici e letterati, rendendo Palermo quel centro artistico-culturale noto ed apprezzato in tutta l’Europa. La “scuola siciliana” ad esempio diede a Palermo il primato sulla poesia. Successivamente Federico lascerà Palermo per ricoprire il ruolo di re della Germania anche se, poco prima di morire a Castel Fiorentino nel 1250, lui stesso decise di essere sepolto nella Cattedrale della sua amata Palermo accanto a sua moglie Costanza.

Nel 1266 vediamo il regno di Carlo D’Angiò che, per via del suo governo dispotico e spietato, causò la nota rivolta conosciuta come “Vespri Siciliani”. Respinti gli oppressori, gli “Angioini”, fu la volta di Pietro d’Aragona che venne invitato dallo stesso Parlamento Siciliano ad assumere la reggenza del Regno di Sicilia. Ebbe così inizio la dominazione aragonese, che si protrasse fino al 1414. Alla morte di Pietro successe il figlio Giacomo che nominò Federico, suo fratello, vicerè. Costui però, nel 1295 convocò il Parlamento e si fece nominare Re, con buona pace dei nobili Siciliani che temevano un ritorno degli Angioini. Federico III venne incoronato nel 1296, ma Giacomo, non avendo gradito l’azione del fratello Federico diede inizio ad una guerra che si concluse nel 1302 grazie ad un compromesso: alla legittimità di Federico doveva corrispondere la successiva cessione della Sicilia agli Angioini. Tale impegno non fu in realtà mai onorato e i nobili, divennero la sola effettiva classe dominante in molte città della Sicilia.

A Palermo due importanti famiglie regnarono in quel tempo: i Chiaromonte e gli Sclafani. Le loro ricche dimore furono edificate nei primi del XIV sec. Fu Manfredi I a volere la costruzione del Palazzo Chiaromonte, lo Steri, che nel tempo divenne sede di vicerè, tribunale e anche un carcere. Addirittura dal nome dei Chiaromonte derivò anche un vero e proprio stile architettonico, quello appunto “chiaramontano”. Uno stile questo, per certi versi nostalgico delle precedenti architetture normanne pur se in qualche modo mediate dalla breve parentesi gotica Federiciana. Infatti, non è l’elemento propriamente gotico che si sviluppò nel Trecento, ma quel gusto variamente contaminato di influenze arabe e di tradizione normanna che si potrebbe identificare addirittura come frutto tipicamente siciliano
Allo Steri, la “sala dei Baroni” che si trova al piano nobile, possiede un soffitto decorato che si inserisce tra le opere più importanti prodotte nel 1300. Realizzato ad opera di tre pittori: Cecco da Naro, Simone da Corleone e Darenu da Palermo, dal 1377 al 1380 venne infatti impostato come un importante complesso figurativo, sintesi delle conoscenze dell’epoca; Qui, i motivi floreali e geometrici richiamano i modelli islamici. Palazzo Scalfani invece era la dimora di Matteo Sclafani e si presentava come una fortezza, ingentilita da archi e bifore.
Alla metà del 1400 divenne un ospedale. Su di un muro esterno del palazzo si trovava lo stupendo dipinto intitolato “Il trionfo della morte” della metà del XV sec. In esso, di autore ignoto, conservato a Palazzo Abatellis, è rappresentato un giardino dove si trova la fontana della vita. Sopra lo scheletro di un cavallo, giunge improvvisa la Morte, terrificante, che miete chiunque si trovi a tiro delle sue frecce.


Alla morte di Martino il Giovane successe come reggente Bianca Navarra e, nel 1409 il regno di Sicilia si unì con quello di Aragona, sotto Martino il vecchio. Da allora la Sicilia cominciò a far parte del regno Aragonese. Palermo nel 1400 perse così la possibilità di essere capitale di un regno indipendente ed diventa sede di un viceregno. Nel 1412, al convegno di Caspe, venne notificata la successione del Re Martino il vecchio in favore di Ferdinando di Castiglia. Svanì così il sogno di un Re siciliano e, Palermo, diventa dominio spagnolo. Nel 1416, i vicerè vi si stabiliscono dando inizio all'”epoca dei Vicerè”. Adesso l’architettura pare riconoscere maggiormente gli influssi esterni, e cioè quegli influssi catalani capaci di superare le resistenze del chiaramontano e di imporsi, verso la seconda metà del 1400, in quel quadro nel quale si realizzerà una straordinaria commistione di stili. Protagonista di questa stagione sarà Matteo Carnalivari che introdurrà una architettura per certi versi eclettica, ricca di spunti originali che deriveranno sia dal gotico-catalano, che dal nuovo messaggio rinascimentale, non senza spunti desunti dall’architettura chiaramontana.

palazzo Alliata di Pietratagliata
Palazzo Alliata di Pietratagliata

A Carnalivari si deve una importante Chiesa di Palermo: quella della Catena, in stile gotico-catalano eretta tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500. Il fronte occidentale presenta una elegante loggia, caratterizzata da tre archi a sesto ribassato sostenuti da esili colonne di marmo. La facciata appare in posizione rialzata rispetto al piano stradale che fu ribassato in seguito ai lavori di prolungamento del cassero avvenuti intorno al 1581. All’interno della Chiesa furono poi applicate decorazioni barocche a stucco che furono eliminate in seguito ad i restauri effettuati nel dopoguerra. La pianta è a tre navate e la navata centrale è coperta da una volta a crociera ogivale.

Nel 1487 La Spagna introduce in Sicilia l’inquisizione, partendo proprio da Palermo. Si conclude così il Quattrocento palermitano, e si inaugura un altro periodo all’interno del quale si porranno le premesse di un’altra stagione artistica di altissimo livello.