Questo sito utilizza cookie di profilazione di altri siti per inviarti messaggi pubblicità in linea con le tue preferenze. Questo sito utilizza servizi di statistiche esterni alla struttura. I servizi di statistiche utilizzano cookie per elaborare i propri dati. L'utente può disattivare i cookie modificando le impostazioni del browser. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca su Informativa estesa. Continuando ad utilizzare il nostro sito accetti l'uso dei cookie e il trattamento dei dati secondo il GDPR. 

Si parla di ... Architettura

L'architettura delle nuvole - L'isola sul fiume Mur, di Vito Acconci

Come leggerissime astronavi aliene posate sulla terra casualmente, si diffondono le nuvole in architettura. Alcuni esempi fanno espressamente riferimento alla nuvola, altri sono nuvole, anche se non lo dicono… Sono nuvole dichiarate ad esempio “les nuages” della Defense, che spezzano il rigore del vuoto dello spazio centrale della Grande Arche, per realizzare quel piccolo padiglione provvisto di una singolare copertura in fibra di vetro, retta da una tensostruttura in fili d'acciaio; Sono nuvole le forme presentate all'Expo del 2002 in Svizzera, di Diller & Scofidio; sono nuvole alcune invenzioni di Fuksas, e, sono nuvole tutte quelle architetture della trasparenza che, mirando a dissolvere, smembrare, sconnettere e vaporizzare la forma dell'architettura vorrebbero liberarla dalla pesantezza della materia. Per far questo ci si avvale sempre più di quei resistentissimi vetri temperati e stratificati, che permettono di sostituire progressivamente l'opaco, attraverso una azione inesorabile di riduzione del supporto strutturale prima necessario al vetro, ora sempre più spesso affidato al vetro stesso. Ne risulta una immagine che vuole evocare l'effimera consistenza di una forma in perenne dissoluzione. Una metafora dunque, che vuole indicare insieme l'attuale impossibilità di considerare l'architettura come una forma eterna e di considerare la forma visibile come materia consistente.
Ma la nuvola non è solo questo… Essa ci suggerisce di rivalutare il senso del connubio natura-architettura, spostando i termini da terra-architettura ad aria-architettura o acqua-architettura.
Così, l'”isola sul fiume Mur”, di Vito Acconci, è una di quelle nuvole che scende dal cielo e si posa… su un fiume. Qui, emerge una doppia simbologia: l'acqua del fiume concorre a dimostrare che tutto cambia e si dissolve verso nuove essenze. A Graz, il fiume Mur separa di fatto la città… L'architettura della nuvola, chiamata l'isola, si origina da uno studio fatto per assecondare una esigenza dell'amministrazione di Graz di realizzare qualcosa che servisse a connettere le due rive opposte del fiume e contemporaneamente il fiume stesso al contesto urbano. Lo studio Acconci intuisce che si può realizzare una sorta di collegamento, utilizzando un organismo articolato, organico, fatto di volumi-nuvole che si avviluppano. Suddiviso in diversi scomparti finalizzati allo svolgimento di diverse funzioni, nella nuvola trovano collocazione un bar, un teatro all'aperto posto in corrispondenza della copertura e persino una piccola un'area per i giochi dei bambini.
Come ogni nuvola che si rispetti l'isola di Mur garantisce un dialogo fra interno ed esterno, a intermittenza, regalando di volta in volta nuovi modi di percepire la realtà fuori dall'organismo e da dentro l'organismo stesso della nuvola. Da dentro infatti possiamo vedere la cittadina da una diversa prospettiva, e a sua volta, osservando la struttura dall'esterno noteremo che la cittadina e il suo paesaggio vengono rispecchiati dalle superfici in modo inedito, regalandoci sempre nuovi scorci.

 

Vito Acconci – brevi cenni biografici

Statunitense di origini italiane, Vito Acconci, nasce nel Bronx, a New York, nel 1940. Studia letteratura e poesia e si laurea in Lettere al College Holy Cross di Worcester nel Massachusetts. Nel 1964 consegue il Master of Fine Arts all'Università dell'Iowa. Attivo in arte e in architettura, inizia negli anni '60 con la scrittura; versi e racconti che non si incentrano sul significato delle parole, ma piuttosto sulla collocazione delle singole lettere sullo spazio della pagina. Successivamente si occupa di “performance” nell'ambito della body art. Dall'attenzione verso il proprio corpo e dalla teatralità che esso può esprimere, passa poi al concetto di corpo in genere e alle capacità che esso ha di interagire con tutto “l'altro” che lo circonda.
Giunge così dagli anni '70, alla formulazione di installazioni in cui comincia a sperimentare spazi per il pubblico, limitando la sua presenza fisica, alla sola voce. Considerando l'architettura “arte della vita quotidiana” nel 1974 Acconci inizia a lavorare come architetto e, nel 1988, fonda l'Acconci studio. Desidera realizzare spazi che rendano possibile una interazione tra le persone e il costruito, abbandonando il concetto per cui le cose debbano essere presentate al solo fine di essere viste. Afferma Acconci di essere “interessato al passante casuale in città, a chi si arresta davanti a qualcosa non perché questo qualcosa viene denunciato come arte, ma perché coincide con la propria vita personale”. Acconci Studio, si occupa d'arte e d'architettura e riunisce un gruppo di giovani progettisti, architetti e designers, principalmente dediti alle progettazioni in ambito urbano.
        Si progettano opere che nascono da un approccio concettuale alle relazioni spazio-temporali che si creano tra uomo e luogo, e che sono indirizzati ad una riformulazione in chiave multi-direzionale di spazi pubblici che invitano i fruitori a stabilire una interazione con il circostante. Ma la vera innovazione proposta è quella di mescolare due linguaggi, quello dell'arte e quello dell'architettura, mirando a realizzare dei costruiti che possono essere metabolizzati da chi è chiamato a fruirli, interiorizzandoli ognuno a suo modo. L'architettura non è più altro da sé ma proiezione di sé, nel momento in cui si riesce ad attuare un meccanismo di comunicazione e riconfigurazione. Il to design freedom, il “progettare la libertà” caro alla filosofia di Acconci in fondo è anche questo, evitare barriere, anche concettuali oltre che fisiche, alla possibilità di comunicazione.
Tra le opere più recenti ricordiamo: l'isola artificiale sul fiume Mur (la Murinsel a Graz) che all'inizio doveva essere solo un progetto temporaneo; la piazza del Performing Arts Center (Memphis); la galleria e centro culturale Storefront (Manhattan) ed il nuovo Design Store del Museum für Angewandte Kunst (Vienna), concepito come un nastro costituito da anelli che si susseguono e trapassano l'edificio. Attualmente Acconci Studio sta ideando un intervento sulla facciata di un edificio a Milano, e progettando una pista da skate a San Juan, un parco a Vienna ed uno spazio espositivo e un parcheggio ad Anyang. Vito Acconci ha vinto diversi premi; i suoi lavori sono stati esposti al MoMA di New York, al Centre George Pompidou di Parigi ed alla Biennale di Venezia oltre che a Documenta 5, 6 e 7 a Kassel.

Paola Campanella 2007