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Eventi

Il Natale nell'arte

Quel bambino che emanava Luce

La Notte - Correggio del 1525-30Nella rappresentazione olio su tavola, della Adorazione dei pastori del Correggio del 1525-30 dal titolo “La Notte”, esposta a Dresda, il Bambino Gesù emana Luce. La luce è quella divina, quella della verità. Verità che si oppone alla mancanza di verità, luce che si oppone al buio dell'assenza di vita. E come venuta di Luce, sarà riprodotta la venuta del Signore sulla terra, dai molti pittori che, da un certo momento in poi, sono stati chiamati a raffigurare uno dei misteri più grandi del Cristianesimo.
Il tema della Natività in arte ha però origini molto più antiche…. Agli albori del Cristianesimo si cominciano ad elaborare le prime immagini destinate a raffigurare la nascita di Gesù, aventi come riferimento i cosiddetti Vangeli dell'Infanzia…
Luca 2,7 riporta che Gesù nacque “in una mangiatoia”. Volendo interpretare in senso allegorico questo giaciglio possiamo vedere in Gesù Bambino già la prefigurazione del Corpo di Cristo, di cui il Cristiano si ciba nel rito Eucaristico..
Anche il bue e l'asinello, presenti per scaldare Bambin Gesù all'interno della grotta, in realtà sono presenze simboliche e stanno a rappresentare il popolo ebreo e quello pagano in riferimento ad un passo della profezia di Isaia 1,3: “il bue conosce il proprietario e l'asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende”. Nessun Vangelo riporta infatti la presenza di animali nella grotta dove è nato Gesù.

La presenza dei Magi – Alcuni Magi giunsero da oriente – Matteo 2,1 - invece è un omaggio alla venuta della Luce che Gesù rappresenta. Essi infatti giungono seguendo una Stella, del cui passaggio però non vi è traccia nella documentazione storica. Molti studiosi deducono da ciò che la Stella debba essere intesa simbolicamente, come la Luce nuova che Gesù portò nel mondo quando nacque. Altri invece riconducono la presenza della Stella sulla capanna alla Stella di Giacobbe, quella profetizzata da Balaàm , un indovino, di cui si parla nel libro dei Numeri 24,17. Proprio a Balaàm infatti è attribuita la profezia della stella: “Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino. Una stella spunta da Giacobbe, uno scettro sorge da Israele”.
Balaàm era stato chiamato da Balak, in relazione ad una presunta maledizione che avrebbe dovuto scagliare sul popolo d'Israele, ma che non formulò, giungendo anzi a benedirlo grazie alla intercessione di un angelo mandato dal Signore. L'uomo che indica una stella è una costante nell'iconografia della Natività delle origini, e il riferimento si riconduce alla profezia pronunciata da Balaàm.

Catacombe di proscilla- nativitàVergine delle roccie - Louvre

A conferma dell'ipotesi che la Stella della Notte della nascita di Gesù possa essere la stella di Giacobbe, si potrebbe ricordare una delle prime raffigurazioni della Natività scoperta nella catacombe di Priscilla a Roma del III secolo, dove (a detta di alcuni studiosi) riconosciamo proprio Balaàm nell' uomo con lo sguardo rivolto verso l'osservatore, che indica una Stella, quasi a sottolineare l'origine divina del Bambino che la Donna in primo piano, Maria, tiene in braccio.
La profezia della stela è stata successivamente associata proprio alla venuta di Gesù. La stella quindi potrebbe essere intesa sia come simbolica Luce portata dalla Nascita di Gesù, o addirittura potrebbe indicare Gesù stesso.
Il gesto di Balaàm nel dipinto delle catacombe di Priscilla somiglia a quello compiuto dall'angelo nella leonardesca Vergine delle Rocce del Louvre… (dito indice puntato, sguardo verso l'osservatore). Questo confermerebbe l'ipotesi che nella Vergine delle Rocce non sia Battista ad essere indicato dall'Angelo, ma proprio Gesù. L'angelo senza le ali a questo punto potrebbe semplicemente rievocare l'immagine di Balaàm quando indica la stella, che non è altro che Gesù.
La rilettura in tal senso di questo particolare potrebbe arricchire ulteriormente la serie di ipotesi formulate per l'interpretazione dell'enigmatica prima versione della Vergine delle Rocce di Leonardo. L'artista scienziato potrebbe aver voluto simbolicamente rievocare il racconto della profezia della stella, fatta da Balaàm, nel suo dipinto. Vedi articolo…..
Ritornando alle prime rappresentazioni della Natività, si può affermare che solamente nel V sec. si perverrà a rappresentazioni artistiche più articolate, come quelle dei mosaici della cappella Palatina a Palermo ma anche del Battistero di Venezia e di Santa Maria in Trastevere a Roma. La scena della Natività verrà descritta in modi che diverranno, pur con qualche variazione, delle costanti nei secoli: Maria verrà proposta distesa dopo aver partorito il Bambino, all'interno di una grotta. Il Bambin Gesù è sarà presentato in fasce all'interno di una mangiatoia. Giuseppe, verrà proposto come un vecchio, mai veramente protagonista della scena ma sempre un po' in disparte, ed assorto nei suoi pensieri. Gli Angeli saranno rappresentati quali messaggeri della lieta notizia.

Natività - GiottoA Giotto si deve la rappresentazione della natività nella Basilica superiore di San Francesco ad Assisi.

La semplicità dell'ordine Francescano dettò successivamente una iconografia della Natività molto essenziale. Il Bambino è a terra con un po' di paglia come letto; Maria, Giuseppe e i pastori si dispongono intorno a Lui in adorazione.
Ma la Natività in arte sarà anche dettata da schemi complessi e da rimandi che a volte potranno essere compresi solamente da un pubblico edotto…. Ad esempio spesso nello sfondo di alcune note Natività si possono notare dei ruderi. Questi si riferiscono alla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine (1228). Si fa infatti riferimento alla convinzione da parte dei pagani che il Tempio della Pace a Roma sarebbe crollato se una Vergine avesse partorito. Alcune volte invece ciò è simbolo della nascita del Cristianesimo dalle rovine del paganesimo.

 

Durer – Adorazione dei Magi - 1504 (Uffizi Firenze)1504 Durer – Adorazione dei Magi (Uffizi Firenze)
Anche la rappresentazione dell'adorazione dei Magi divenne con il tempo un tema più complesso…. I Magi ad un certo punto cominciarono ad avere caratteristiche precise e ad impersonare con i loro diversi colori i tre continenti conosciuti, Asia Africa ed Europa. I loro doni, oro incenso e mirra si riferiranno alla natura triplice del Cristo, un Cristo che è Re che va onorato con l'oro, un Cristo che è Dio, cui si deve l'incenso e infine un Cristo Uomo cui si deve offrire la mirra.

 

Fuga in Egitto - GiottoFuga in Egitto - Giotto
Altro tema spesso rappresentato è la “Fuga in Egitto”. Spesso la Madonna e il Bambino Gesù sono raffigurati sotto una palma, albero simbolico, sacro per eccellenza, che si piega ad offrire i suoi frutti al Bambino Divino. Ma la palma è anche prefigurazione del martirio che Gesù dovrà subire con la crocifissione.
Questo tema della precognizione è spesso affidato alle rappresentazioni della Madonna con il Bambino in braccio, che guarda suo Figlio con un velo di tristezza perché conosce il suo scopo sulla terra. A volte anche ciò che il Bambino reca in mano può essere simbolo del suo sacrificio… il grappolo d'uva per esempio indica la trasformazione dell'uva in vino, e quindi è simbolo eucaristico. Anche in alcune Natività riscontriamo questo presagio…. Ad esempio il sacrificio può essere sintetizzato da una pecora a zampe legate offerta dai pastori, o da una croce che viene posta nella composizione in modo anche poco evidente, come prefigurazione della crocifissione che il Cristo subirà a completamento della sua missione sulla terra.
Qualsiasi sia il periodo in cui in arte si sia concepita una scena della Natività, ad essa il pittore avrà riservato una particolare attenzione perché la particolarità del tema la richiedeva. Infatti non era facile cimentarsi nel descrivere l'aspetto divino di chi giunge a farsi Uomo per la salvezza dell'umanità, come non era facile descrivere l'aspetto umano dell' Essere Divino sulla terra… Questa enorme difficoltà molti artisti hanno cercato di superare, attraverso delle sintesi che, seppur a volte estremamente sofferte, hanno costituito spesso il riferimento visibile per una devozione che dura nei secoli.

Paola Campanella - 2011