Caltagirone

Nome Abitanti: calatini
Popolazione (2012): 38.123
CAP: 95041
Provincia: Catania (CT)
Codice Istat: 087011
Codice Catastale: B428
Coordinate GPS (Lat Lng): 37.23333, 14.51667
Altitudine (m. s.l.m.): 608
Patrono: san Giacomo il Maggiore, Maria ss del Ponte (
Giorno festivo: 25 luglio
Altre informazioni


Scalinata in maiolica

Caltagirone, posta a soli 68 km da Catania e a 608 m. sul livello del mare si trova in posizione dominante rispetto alla piana di Catania e Gela. Risulta abitata già nell’antica età del bronzo; Conosce la dominazione greca nel VII e il VI sec. a.C., e successivamente le dominazioni dei romani e dei bizantini. Con gli Arabi assunse il nome Cal’at Ghiran che significa “Fortezza delle giare” da cui proviene il nome Caltagirone, in relazione alla sua antichissima tradizione ceramica (che esisteva già da prima della venuta degli Arabi come testimoniano i numerosi ritrovamenti di ceramiche prodotte in diverse epoche). Nel 1090 con Ruggero il Normanno, ha inizio una lunga serie di concessioni feudali e di privilegi che la resero prospera sino al XVII sec. Dopo le devastazioni subite per il terremoto del 1693, Caltagirone viene ricostruita come oggi la conosciamo con una particolare originalità dell’impianto urbano. L’utopia della città ideale di matrice rinascimentale conduce infatti ad una caratteristica pianta esagonale (voluta da Carlo Maria Carafa Branciforte, principe di Butera). Dalla piazza centrale, esagonale, si irradiano gli assi viari principali della città.
Il sistema viario si sviluppa parallelamente alla piazza, definendo degli esagoni, che sono sempre più grandi man mano che ci si allontana dal centro. Presentando un terreno con una natura prevalentemente argillosa, Caltagirone è conosciuta nel mondo per la produzione artigianale della ceramica che ancora oggi costituisce una importante fonte di ricchezza e prestigio per la città. L’arte della maiolica, fiorente in epoca musulmana e normanna, viene con il tempo perfezionata nella tecnica esecutiva e decorativa con grande originalità, conservando, motivi moreschi e i colori della tradizione che vanno da un particolare tipo di azzurro al verde al giallo oro e manganese. a conferma del prestigio di tale produzione, nel 1965 fu inaugurato il Museo Nazionale della Ceramica, all’interno del Giardino Pubblico, che costituisce l’unica Istituzione in Sicilia a documentare le produzioni ceramiche, vasellame, figurine, mattonelle, etc. di Caltagirone e dell’Isola dalla preistoria sino agli inizi del ‘900, con l’esposizione di circa 2500 pezzi provenienti dai locali Musei civici, dall’Istituto Statale per la Ceramica di Caltagirone, e da altri Musei e Soprintendenze siciliane.

Targa in maiolica

Le pittoresche stradine della città sono piene di una serie di negozietti che espongono bellissimi oggetti come i piatti, gli albarelli, i vasi ma anche semplici mattonelle, da acquistare per ricordo. Gli albarelli, particolarmente famosi, venivano impiegati tradizionalmente presso le antiche farmacie. Caltagirone è ricca di pregevoli opere architettoniche fra le quali spiccano le chiese dai bellissimi campanili barocchi, i palazzi barocchi, ma anche la bella Villa comunale, giardino pubblico costruito nell’800 da Giovanni Battista Filippo Basile. Palazzo Gravina, e la basilica di San Giacomo di epoca normanna sono tra le maggiori emergenze architettoniche della città, insieme alla balconata in ceramica policroma di Palazzo Ventimiglia.e al caratteristico ‘Tondo Vecchio’, scenografica costruzione a forma di esedra, progettata da Francesco Battaglia per celebrare l’apertura della strada. La piazza del Municipio è il punto di incrocio delle due strade principali e su di essa si affaccia, oltre al Palazzo del Municipio, il Palazzo Senatorio, attuale Teatro comunale e sede della Galleria Don Sturzo.
La Corte Capitanale, può dirsi essere l’edificio più originale della città. Costruito su un unico piano è ingentilito da una serie di finestre e portali realizzati nel XVI – XVII secolo da Domenico e Antonio Gagini. Degna di nota anche la chiesa di Santa Maria del Monte che, ha pianta basilicale e fu fondata nel 1100 e ridisegnata da Francesco Battaglia nel XVIII secolo. Il simbolo della città resta comunque la famosissima scalinata costruita da Giuseppe Giacalone all’inizio del ‘600, costituita da ben centoquarantadue gradini che collegano la città bassa alla città alta. Nel 1954 detta scala fu decorata nelle parti relative alle alzate dei gradini, con mattonelle in maiolica recanti motivi geometrici, antropomorfici e fitomorfici, che la rendono particolarmente scenografica e preziosa.
Caltagirone è nota anche per le suggestive manifestazioni culturali, fiere, feste religiose e tradizionali che la animano in ogni periodo dell’anno. A dicembre il Kalat Expo, fiera dell’agricoltura e vetrina delle produzioni e delle attività della filiera agro-alimentare in Sicilia, dona l’occasione di gustare prodotti tipici e partecipare ad iniziative volte alla valorizzazione del patrimonio e della cultura materiale dell’isola.
Qualche esempio del famosissimo presepe di Caltagirone, che ha origine già nel XVI secolo, è in mostra dal 1° dicembre alla fine di gennaio, nell’ambito della mostra denominata Natale e Presepi, durante la quale oltre ai pezzi storici normalmente presso il museo della città è anche possibile osservare le recenti produzioni degli artigiani calatini, di straordinaria fattura.
Tra la terza domenica di maggio e la prima di giugno la scala viene addobbata a festa per la tradizionale Infiorata, un grandioso disegno di fiori offerto in omaggio dalla comunità alla Madonna di Condomini, custodita nella Santa Maria del Monte.
L’appuntamento più importante dell’estate calatina è festa in onore di San Giacomo la cosiddetta “luminaria”, che si svolge il 24 e il 25 luglio. In questa occasione la scala, è illuminata con lumini, “coppi”, ad olio che formano disegni ogni anno diversi. Inoltre bellissimi sono i riti della Settimana Santa.

chiesa San Giacomo Scalinata - Santa Maria del Monte San Giorgio San Giuseppe Scalinata - particolare Villa Comunale

Arte della ceramica

Scala Santa Maria del Monte
Scala Santa Maria del Monte

La produzione delle ceramiche di Caltagirone affonda le sue radici nella preistoria. Quando nell’anno 828 la cittadina venne conquistata dagli Arabi, venne denominata “fortezza delle giare” proprio in riferimento alla antica tradizione ceramica della città. Gli Arabi inoltre incrementarono ulteriormente introducendo nuovi spunti l’arte della ceramica a Caltagirone, che da allora si impose come qualcosa di unico.si diffusero nuove tecniche, nuove forme e soprattutto si stabilirono dei colori caratteristici la cui eco perdura ai nostri giorni. Una ulteriore particolarità è stata inoltre introdotta dagli Arabi: l’invetriatura, appresa dagli stessi nelle aree orientali. Le forme e i colori richiamano la tradizione egizia e persiana, e le decorazioni comprendono una gamma di colori che predilige il giallo e il verde. I motivi prevalenti sono quelli ispirati al mondo veget

Scala Santa Maria del Monte
Scala Santa Maria del Monte

ale, ma sono presenti anche motivi geometrici, lineari, trecce e archi incrociati oltre al motivo dei curi concatenati, non presente altrove. non manca la rappresentazione del mondo animale… Pesci e uccelli ad esempio.
Nel 1432 Alfonso d’Aragona concesse ai maestri calatini di potere vendere i propri prodotti nelle città demaniali del Regno, senza pagare i dazi doganali. ciò incrementò sia la produzione che la diffusione delle maioliche di Caltagirone che si affermò nell’isola quale più importante. adesso il richiamo al fasto catalano rientra appieno nel già ricco repertorio decorativo. Le cosiddette “quartare” assumono proporzioni maggiori e diventano la produzione più diffusa. Una tipologia ceramica molto diffusa fu anche quella applicata alle architetture. Tipica, a tal proposito, quella che serviva da rivestimento per le cuspidi dei campanili delle chiese.
Ma anche la pavimentazione conobbe particolare fortuna…nel 1700 si cominciarono ad utilizzare la ceramica per decorare le facciate di importanti edifici. Dopo il terremoto del 1693, che distrusse grandissima parte della cittadina, la produzione ceramica ebbe una momentanea battuta d’arresto e perse alcune delle sue caratteristiche artistiche, come la qualità degli smalti. Si deve tuttavia alla capacità di ripresa degli artigiani e all’amor per la tradizione la ripresa di una produzione così prestigiosa. Alla monocromia basata sui toni azzurrognoli si innesta adesso una vivace policromia su fondo cobalto; predomina il giallo oro il verde e il manganese.

Ceramica - produzione locale
Ceramica – produzione locale

I decori sono di gusto rinascimentale e le foglie d’acanto policrome ricoprono quasi interamente le superfici dei vasi. Si diffondono anche gli albarelli da farmacia. La novità più eclatante è però l’applicazione di decorazione a rilievo che fa raggiungere ai maestri dell’arte della ceramica di Caltagirone livelli qualitativi considerevoli. Si diffondono vasi antropomorfi, acquasantiere, elementi di arredo urbano e di decorazione per edifici ed altre forme che testimoniano della fantasia e della ricchezza decorativa inesauribile dei maestri calatini.

Ceramica - produzione locale
Arte presepiale siciliana

Altro aspetto della produzione ceramica è quella dei mastri figurinai che realizzarono delle figure che bene si addicevano ad un utilizzo nei presepi. Si trattava di piccoli gruppi scultorei rappresentanti scene di vita popolare. Uno dei nomi più famosi è quello di Giacomo Bongiovanni che si avvaleva della particolare tecnica di non plasmare le figure tutte intere ma i rivestirle con una sottile foglia di argilla, così da conferire un sapiente tocco artistico a tutte le sue figure. Tale produzione si attesta come una delle più prestigiose nell’arte presepiale siciliana.