Storia della Sicilia

Tra le due Guerre

La politica fascista porta avanti in Sicilia alcune opere pubbliche come strade, ponti, scuole, e nel 1923 un decreto legge stanzia fondi a favore delle popolazioni colpite dal terremoto del 1908. Nel 1924, un decreto-legge sulle trasformazioni fondiarie di pubblico interesse che considerava il problema del latifondo, fu la miccia che innescò le procedure a seguire. Il 14 giugno 1925, Mussolini annunciando la "battaglia del grano" al fine di rendere indipendente l'Italia dalle importazione di cereali, spinse ad un incremento forzato della produzione del grano, che, come è noto, si pose a volte a discapito di altre tipiche colture. Con regio decreto 12 agosto 1925, n. 2034, fu costituito il consorzio per la fondazione ed il funzionamento della Stazione sperimentale di granicoltura "Benito Mussolini" per la Sicilia.
Successivamente il regio decreto legislativo 19 novembre, n.2110 affida all'Istituto Vittorio Emanuele III il compito di "promuovere, assistere ed integrare in Sicilia, ai fini del bonificamento, con particolare riguardo alle trasformazioni fondiarie, l'attività di privati, singoli e associati, condizionandola con quella dello Stato". Nel 1928, e siamo qui entrati nel vivo della questione, con la legge n. 3134 sulla bonifica integrale, si dette inizio alle azioni di “Bonifica integrale” e si interveniva prima di tutte nelle zone paludose Pontine e il decreto del 13 febbraio 1933, n. 215 mediante un testo sistematico di 121 articoli farà della bonifica una disciplina completa, distinguendo gli interventi di competenza dei privati, sebbene con sussidi dello Stato, dagli interventi di competenza dello Stato.
Tutta una politica dunque che in breve avrebbe portato alla trasformazione del latifondo. Borgo CascinoIl 2 Gennaio 1940 è la volta della Legge n.1, intitolata "Colonizzazione del latifondo siciliano", che istituisce l'Ente di colonizzazione del latifondo siciliano in sostituzione dell'Istituto per il bonificamento della Sicilia, e che viene posto alle dipendenze del Ministero dell'agricoltura e delle foreste Targa del Borgo Cascinocon il compito di assistere, sia tecnicamente che finanziariamente, i proprietari nell'opera di trasformazione del sistema agricolo produttivo o di procedere direttamente alla colonizzazione delle terre delle quali l'ente acquistasse la proprietà o il temporaneo possesso. Cominciarono da qui una serie di interventi come: i lavori di risanamento igienico, le sistemazioni idrauliche, la costruzione di strade, di acquedotti, di poderi autosufficienti dotati, dei Borghi rurali che sorsero in ognuna delle allora otto province di Sicilia, e di ben 2507 unità di case coloniche costruite (dato che risulta dal consuntivo del 1940-XVIII, del primo anno della bonifica, alla voce «case coloniche»). Le case che ancora oggi vediamo costellare come piccoli punti geometrici la vastità del territorio siciliano, nacquero dunque nel segno di una politica ben definita a livello di governo nazionale. Borgo CascinoI primi otto Borghi rurali, come le case, denominati spesso con il nome di un caduto delle guerre, vengono progettati da otto architetti siciliani. Non un prodotto casuale dunque, ma uno specifico intento progettuale sta alla base della costruzione degli otto borghi e delle case coloniche che da subito si rivelano come una azione a carattere urbanistico e architettonico.
E' da sottolineare che lo scopo di ospitare i contadini “coloni” era prerogativa delle case coloniche, e non dei borghi, che si limitavano a contenere le sole abitazioni di chi era destinato a mantenere gli essenziali servizi di cui doveva essere dotato, e cioè la chiesa, la scuola, la casa sanitaria, la stazione dei carabinieri, le botteghe artigiane, i magazzini, l'ufficio postale. I Borghi rurali dovevano infatti essere funzionali alla riattivazione di aree distanti dai centri urbani o dai villaggi esistenti rese fertili dall'opera di bonifica, ed erano più o meno erano dotati di servizi, in base alla loro classe, (tipo A, B, C). Una delle difficoltà maggiori riguardo alla permanenza nelle campagne dei lavoratori era infatti quella della distanza dai centri rurali di riferimento, che disponevano di quei servizi essenziali per una normale vita sociale. Le distruzioni operate durante il secondo conflitto determineranno in Sicilia condizioni di impoverimento generale.

Paola Campanella