Parco delle Madonie

Parco delle MadonieIl Parco delle Madonie, con i suoi 40.000 ettari di area protetta divisa in 4 zone (A riserva integrale, B riserva generale, C zona di protezione e D di controllo), e i suoi 15 comuni rappresenta uno dei contesti naturali più ricchi e diversificati della Sicilia. Il territorio del Parco è infatti esemplificativo di quasi tutti gli aspetti climatici, geologici, idrogeologici e vegetazionali riscontrabili nel resto dell'isola.
Lo scopo dell'istituzione del Parco è stato quello di tutelare l'ambiente delle Madonie, ma anche di valorizzare il territorio madonita rilanciandone una "fruizione compatibile" ai delicati equilibri della natura.
piano battagliaCon l'istituzione del Parco delle Madonie si è voluto tutelare sia gli aspetti naturali del Parco ma anche quelli antropici, cioè, tutto quel patrimonio di valori tradizionali caratteristici delle Madonie (come alcune particolari colture agricole, le costruzioni rurali sparse nel territorio esempio di una significativa espressione di architettura spontanea e il patrimonio di riti religiosi, feste e sagre).
La definizione di Parco nella legislazione regionale siciliana trae origine dall'iniziativa legislativa che ha condotto alla approvazione della L.R. 98/81. Le finalità generali indicate nei primi articoli della L.R. 98/81 sono "concorrere alla salvaguardia, gestione, conservazione e difesa del paesaggio e dell'ambiente naturale” e "consentire migliori condizioni di abitabilità ... la ricreazione e la cultura dei cittadini e l'uso sociale e pubblico dei beni, nonché gli scopi scientifici”.

Le Zone A o di Riserva integrale sono individuabili nella porzione elevata di tutti i principali sistemi montuosi. Le zone sottoposte ai vincoli di riserva integrale corrispondono ad una parte di Piano Sempria e del Vallone S.Calogero; rispetto ad esse, sono maggiormente antropizzate le aree di Riserve generali (Zone B). Le Zone C zone di protezione sono di due tipi: aree estese ed aree puntuali e costituiscono le aree in cui si esprime e si sintetizza in forma organizzata e controllata la fruizione turistica, ricettiva, ricreativa e culturale dell'area del Parco. In osservanza alle disposizioni dell'Art. 8 della L.R. 98/81, la loro individuazione e determinazione deve essere funzionale allo sviluppo ed alla valorizzazione delle finalità stesse del Parco, finalità che non riguardano soltanto la conservazione e la protezione degli ambienti naturali, e quindi richiedono la creazione di iniziative di carattere scientifico, culturale, ricreativo-educativo, anche in funzione della fruizione sociale del Parco. Infine le zone D sono di controllo.

Parco delle MadonieI Comuni del Parco sono: Caltavuturo, Castelbuono, Castellana, Cefalù, Collesano, Geraci, Gratteri, Isnello, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Polizzi, Pollina, S. Mauro Castelverde, Scillato e Sclafani Bagni. Molte sono le iniziative ricreative che in tutte le stagioni si organizzano presso i Comuni del Parco oltre le manifestazioni tradizionali religiose che nelle Madonie hanno un repertorio estremamente ricco ed antico. Le feste Pasquali vedono protagonisti alcuni comuni come Gratteri dove ha luogo il Venerdì Santo la manifestazione religiosa denominata “A Sulità”. Una processione che si svolge lungo le stradine medievali di questo antico centro abitato e che ha inoizio nella tarda serata del Venerdì Santo e che vede i confrati sfilare uno dietro l'altro in solitudine, da cui il nome sulità. I simulacri del Cristo Morto, del Crocifisso, dell'Ecce Homo, e dell'Addolorata partono da punti diversi dell'abitato e si incontrano nei pressi della Matrice Vecchia, situata nella parte alta del paese, da dove ha inizio la processione annunciata da vigoroso un rullo di tamburo. Dalla Matrice esce poi un confrate vestito di bianco e incappucciato con la croce di legno e una catena e dà inizio, ad una processione che attraverserà tutte le vie principali di Gratteriper giungere infine nella piazza antistante la Chiesa Madre nuova, dove i simulacri vengono sistemati a semicerchio. Piano della BattagliaI confrati e i fedeli assistono alla benedizione, dopo la quale, la processione riprende per ricondurre i simulacri nelle rispettive chiese di appartenenza. A San Mauro Castelverde, piccolo centro ricco di storia che sorge all'estremo limite orientale delle Madonie, sulla vetta di un monte, i festeggiamenti inerenti alla Settimana Santa hanno inizio la Domenica delle Palme con la tradizionale benedizione delle palme e degli ulivi dopo la quale, il sacerdote dà inizio al corteo processionale che si snoda lungo le vie del paese. Il Venerdì Santo ha luogo la “Visaria”, suggestiva processione che ripercorre le stazioni della Via Crucis, e termina con la cosiddetta “Pirdunanza”, cerimonia durante la quale i confrati, in ginocchio lungo la navata principale della Chiesa Madre si flagellano in segno di penitenza.
Chiesa barocca - Petralia SopranaUna caratteristica comune a tutti i paesi è quella che vede lungo l'itinerario i balconi e le finestre che si affacciano lungo le strade dove passa la processione affollate da devoti che attendono il passaggio del corteo professionale che alla fine rientra nella Chiesa dove sarà celebrata la Messa. Un'altra suggestiva manifestazione è la famosa “Cerca” di Collesano che consiste in un corteo processionale in cui si rappresenta appunto la “ricerca” del figlio da parte della Madonna Addolorata. La manifestazione religiosa, effettuata con personaggi viventi, ripropone le quattordici stazioni della Via Crucis, si svolge il Venerdì Santo sin dalle prime luci dell'alba nei pressi dei ruderi del Castello nella Chiesa di Santa Maria la Vecchia, da cui la processione prende il via. I confrati del Santissimo Crocifisso recano in mano dei piccoli oggetti, simboli del sacrificio di Gesù come la tenaglia o i chiodi, o il martello, ed indossano una mantellina nera sopra una tunica bianca lunga, un cappuccio bianco, guanti e calze di colore marrone, dei sandali e una corona di spine sul capo. Uno di loro indossa gli abiti di Cristo e porta la Croce in legno, altri vestono come soldati romani. A Petralia Sottana invece i riti della Settimana Santa vedono una rappresentazione che prevede l'incontro tra Gesù e Maria. Questo suggestivo rito pasquale è particolare poiché simboleggia il bisogno di rinascita della natura che ha bisogno di nuova energia per passare dalla "morte" che sarebbe l'inverno, alla "vita", cioè alla primavera. Attraverso la rappresentazione simbolica della morte e resurrezione di Gesù Cristo che "muore" e "rinasce" come fa ogni anno la natura, si assicura la rigenerazione periodica dell'anno, di buon auspicio per la stagione agraria. L'incontro ('Ncuontru) si svolge poi tra Gesù Cristo risorto e l'Addolorata.
Il simulacro del Cristo porta, nella mano sinistra, una palma decorata con numerosi fiori e, in quella destra, il vessillo della resurrezione; quest'ultimo, di colore rosso, è ornato con del filo giallo-oro; l'Addolorata, invece, è interamente ricoperta con un mantello nero, emblematico simbolo di dolore. La processione inizia al termine della Messa. La statua del Cristo morto e dell'Addolorata non partono da punti diversi del paese, come succede in tanti altri luoghi della Sicilia, ma insieme, dalla Chiesa Madre. Subito dopo, però, imboccano vie distinte e seguono due percorsi processionali differenti. I simulacri vengono poi fatti incontrare in un punto prestabilito dirigendosi l'una verso l'altra di corsa: è questo il momento più suggestivo dell'intera rappresentazione come da tradizione la Madonna si libera del mantello nero per rimanere abbigliata di azzurro, colore che simboleggia la gioia e dopo una settimana di silenzio e penitenza, in una vivace esplosione di voci, colori e suoni i simulacri del Cristo e della Madonna insieme uno rivolto verso l'altro in modo da potersi guardare rientrano nella Chiesa Madre.ballo della cordella
A fini propiziatori è anche il Ballo della Cordella che ha le sue origini in arcaici riti di propiziazione per i raccolti. Veniva eseguito nel periodo della mietitura del grano, nelle campagne che si estendono tra le due Petralie e Castellana Sicula. Il ballo si svolgeva attorno ad un'asta da cui pendevano diversi nastri variopinti, e viene tuttora riproposto in modo tradizionale da gruppi locali folcloristici a Petralia Sottana la prima domenica successiva al 15 agosto. In tale giorno si svolge una sfilata che rievoca l'antico Corteo Nuziale che precedeva la celebrazione di un matrimonio. La sfilata effettuata da alcuni gruppi folcloristici, vede numerosi personaggi in costumi d'epoca e su cavalli riccamente bardati, che impersonano la sposa, lo sposo e i parenti e che dopo la cerimonia, si dirigono verso il campo sportivo dove viene eseguito il Ballo della Cordella, in onore degli sposi.
Piano della BattagliaGli aspetti paesaggistici delle Madonie sono legati alla distribuzione della vegetazione che è a sua volta strettamente correlata sia alle caratteristiche morfologiche del territorio, che al suo sviluppo altitudinale (l'articolazione orografica del territorio comprende quote che vanno da pochi metri sul livello del mare sino a 2000 metri circa) e quindi al clima. Le piante presenti sulle Madonie sono molto rare, è presente infatti l'agrifoglio nella zona di Piano Pomo, con esemplari che raggiungono anche i 15 metri di altezza, e l'abete dei Nebrodi albero endemico di particolare rarità, che vegeta solamente sul vallone Madonna degli Angeli (con 31 esemplari unici in tutto il mondo). Nelle colline, aree del Parco ove maggiore è l'incidenza dell'attività antropica, noteremo invece paesaggi agrari caratterizzati da giardini di agrumi, da secolari oliveti, vigneti, colture cerealicole e varie espressioni di vegetazione mediterranea.
Alle quote intermedie, questo tipo di vegetazione viene sostituita da colture legnose come il frassino da manna, il castagno, lecci e roverelle, il nocciolo e il mandorlo e dalla fascia fitta dei boschi naturali di sughera. A quote più alte godremo di boschi misti di roveri e agrifoglio, e quindi i faggeti. Il sottobosco offre una flora molto varia, maggiormente rappresentata da orchidee, viole, ciclamini e, negli ambienti umidi dalle felci regali.
produzione della ricottaAlle quote più elevate si nota il rarefarsi della copertura vegetale poiché le condizioni ambientali non consentono che lo svilupparsi di una vegetazione di alcune specie di tipo erbaceo o arbustivo come le piante a cuscinetto o la ginestra del Cupani, oltre al ginepro e all'astragalo delle Madonie. Il territorio del Parco delle Madonie è sede di antiche attività agricolo-pastorali. Ancora oggi è possibile gustare molti prodotti tipici come formaggi e ricotte, che i pastori delle Madonie continuano a produrre in modo tradizionale, ottenendo la caseificazione del latte per mezzo del caglio o "presame" estratto dalla quarta parte dell'apparato digestivo di capretti e agnellini. Il formaggio tenero raccolto viene pressato dentro gli appositi canestri di giunco chiamati “fasceddi”, che dopo leggera salatura, diventa "primosale".
Anche la ricotta viene raccolta e sistemata dentro i "fasceddi" dove resta fino a quando non ha perso ogni residuo di siero per poi essere vendute allo stato fresco oppure dopo un certo tempo come "ricotte salate". Altro tipico aspetto gastronomico madonita è quello rappresentato dalle ricette ottenibili con la vasta varietà di funghi che si ritrovano nella zona, date le caratteristiche del territorio, coperto in gran parte da montagne e boschi. funghiLe specie di funghi presenti sulle Madonie sono circa 1000, di cui 700 stabili e 300 rare. Il fungo simbolo delle Madonie, è il pregiatissimo basilisco dalle carni sode e bianche che cresce sui pendii più alti e assolati a maggio. Diversi altri Pleurotus sono da sempre protagonisti della cucina delle Madonie, il più comune, grosso e appariscente è il cosiddetto "Funciu di Fera”, molto simile al basilisco ma di colore bruno grigiastro, che nasce da fine autunno a inizio primavera; inoltre nei boschi di castagno, leccio e pino delle Madonie, crescono anche i pregiati ovoli, porcini e gallinacci.

pecoreAltre produzioni tipiche madonite sono oltre ai cereali anche la vite, l'ulivo e il frassino da manna. Quest'ultimo, presente fin dall'epoca della dominazione araba, era diffuso su tutto il versante nord-orientale delle Madonie e lo si otteneva tramite incisione dei tronchi del frassino; tale intaccatura veniva fatta con uno speciale coltello a lama curva, sempre dallo stesso lato del tronco. Dai tagli, distanziati di due centimetri uno dall'altro, fuoriusciva un liquido amarognolo che, esposto all'aria calda dopo pochi minuti, diventava bianco, compatto e dolcissimo. Questa tradizionale pratica oggi sopravvive solo nei mesi di luglio e agosto in una parte del territorio di Pollina e di Castelbuono.
La produzione e il commercio di questo prodotto ha retto fino ai primi decenni del 1900, poiché costituiva un importante mezzo di sostentamento economico per molte famiglie. Si vendeva infatti sia come dolcificante che per uso terapeutico, la "mannite" era prescritta come blando lassativo per l'infanzia. Con l'immissione nel mercato negli anni '30, di un succedaneo, ottenuto dai tuberi del topinambur (con procedimento industriale si ebbe una caduta dei prezzi della manna che spinse molti coltivatori ad abbandonare questa produzione tradizionale. Oggi si cerca di rilanciare la frassinicoltura per mantenere viva una importante tradizione che viceversa sparirebbe del tutto. Un'altra caratteristica coltivazione dell'area madonita è quella delle nocciole, che si realizza prevalentemente a nord di Polizzi Generosa.
Le nocciole sono infatti un frutto utile per la produzione di alcuni dolci tradizionali delle Madonie e per questo continuano a essere coltivate con antichi metodi, a discapito delle rigide regole di mercato che imporrebbero produzioni di tipo diverso. Per contribuire a promuovere il prodotto, si svolge annualmente l'ultima domenica di agosto la Sagra delle nocciole, una manifestazione che oltre alla classica degustazione di prodotti tipici fatti con le nocciole vede anche la ricostruzione di ambienti campestri e gruppi di giovani che mettono in scena di alcuni momenti di vita quotidiana del passato. Durante una sfilata di antichi carretti siciliani, gruppi folcloristici intonano musiche tradizionali e diversi giovani che indossano costumi d'epoca rievocando figure tradizionali legate al mondo della coltivazione dei campi distribuiscono nocciole a tutti i presenti.

Tantissime sono le escursioni che si possono compiere sulle Madonie…ed è impossibile distinguere fra le tante quali è opportuno consigliare maggiormente, perché presentano tutte motivi di interesse. Sono qui comunque presentate alcune escursioni:

Escursione al Santuario di Gibilmanna e Pizzo St. Angelo

Escursione alla Valle dei Mulini

Escursione a Pizzo Carbonara

Escursione alle gole del Fiume Pollina

 

Santuario di Gibilmanna e Pizzo Sant'Angelo

santuario di GibilmannaDirigendosi verso Pizzo Sant'Angelo si giunge al Santuario di Gibilmanna dove si può godere di uno splendido panorama che si apre su di un ampio tratto di costa e visitare uno dei più importanti Santuari Mariani della Sicilia. Fondato intorno al XII secolo dove insisteva un precedente cenobio benedettino distrutto dagli Arabi nell'857, si articola in diversi corpi di fabbrica afferenti a diverse epoche. La Chiesa del Santuario custodisce al suo interno numerose opere d'arte, come il ricco altare barocco in marmo policromo; una cinquecentesca statua marmorea della Vergine, di scuola gaginesca; un affresco della Madonna con Bambino, del XIII secolo; un settecentesco tabernacolo ligneo. Da visitare nei locali dell'ex seminario, una importante Biblioteca e il recente Museo. – La Biblioteca conserva antichi incunaboli, testi filosofici, teologici di gran pregio, tra i quali la prima edizione (1558) del De Rebus Siculis di Tommaso Fazello; il museo, articolato in otto sale presenta preziose raccolte di dipinti, sculture, argenti, paramenti ed arredi sacri.
A duecento metri circa dal Santuario di Gibilmanna, seguendo una carreggiabile asfaltata andando verso l'"Osservatorio geofisico”, ci si inerpica lungo le pendici di Pizzo Sant'Angelo, rivestite da Roverelle, Querce da sughero, Leccio, Perastri, Corbezzoli e ricche di un fitto sottobosco. Giunti a circa 1005 metri d'altezza, un ampio spiazzo ospita l'Osservatorio. Da questo punto un sentiero consente di raggiungere la vetta di Pizzo Sant'Angelo ad 1081 m s.l.m.Qui, in un maestoso silenzio si potrà godere di una vista magnifica sulla valle sottostante.

 

Valle dei Mulini

La Valle dei Mulini documenta l'attività molitoria che si svolgeva dal XII secolo presso le contrade ricche d'acqua. Tale attività costituì per molto tempo il perno dell'economia del luogo. Un notevole complesso di edifici (circa una quindicina) sono di grande interesse poiché restituiscono quello che doveva essere l'aspetto originario degli apparati macinanti e dell'insieme architettonico conservando ancora alcuni di essi, caratteristiche costruttive originali. I mulini erano allineati lungo la valle essendo alimentati tutti dallo stesso flusso d'acqua. Il Mulino Pitta, ad esempio, è egregiamente inserito nel contesto ambientale mentre il Mulino Du Spitali è stato perfettamente restaurato a scopo didattico consentendo alle nuove generazioni di osservare l'antico processo della molitura.
Questo contesto esemplifica di come tali permanenze sul territorio, costituiscano in realtà un sistema, e dunque non siano da considerare come elementi isolati. La loro conservazione pertanto deve essere vista come conservazione di insieme, per potere garantire la testimonianza delle attività relative alle comunità contadine del passato.

 

Pizzo Carbonara

boscoSi tratta in questo caso di una escursione molto faticosa e difficile da affrontarsi in ogni caso, sempre in condizioni di perfetta visibilità, dato che spesso i sentieri non sono ben tracciati e visibili. Rappresenta del resto una vera e propria conquista della seconda vetta della Sicilia a quasi duemila metri d'altezza, ripagata dalla vista di quasi tutta l'Isola e del paesaggio carsico di queste bellissime montagne. Raggiunto Piano della Battaglietta e lasciato sulla destra l'inghiottitoio, si procede su di un ripido e pietroso sentiero che, superata una sella tra il nudo Monte Ferro (1906 m s.l.m.) a destra, e Pizzo Antenna grande o della Principessa (1977 m s.l.m.) sulla sinistra, sèguita lungo il Vallone Zottafonda, una vasta, verdeggiante area di pascolo, chiusa da ovest da un fitto bosco di Faggio. Aggirando, quindi, da est verso ovest Pizzo Antenna, si giunge a Piano della Principessa - cosparso di una serie di doline e verdeggianti gradoni - da dove, piegando sulla sinistra e lambendo la vetta di Pizzo Palermo (1964 m s.l.m.), si procede sino in cima al Pizzo Carbonara (1979 m s.l.m.), tra i magnifici Faggi della ex "Riserva Faggeta Madonia" e una serie di doline.

 

Gole del Fiume Pollina (o Gole di Tiberio)

Le gole del Pollina, incise profondamente dalle acque impetuose del fiume, sono uniche in tutto il comprensorio madonita e costituiscono uno straordinario ambiente sotto il punto d vista paesaggistico e naturalistico, anche perché le pareti delle gole costituiscono un habitat favorevole allo svilupparsi di numerose specie vegetali ed animali tipiche degli ambienti rupestri. Dopo aver attraversato l'agglomerato rurale di Case Tiberio, un sentiero, percorribile anche in automobile per un primo tratto, scende verso fondovalle fino ad un cancello di ferro dove, senza l'auto, è possibile inoltrarsi in un fitto oliveto ed arrivare ad un'ampia radura; qui, dopo avere deviato a sinistra si prosegue discende fino a raggiungere il greto del Fiume Pollina.
Da questo punto si avanza verso destra lungo le rive, in un bellissimo contesto paesaggistico. Il corso d'acqua ha una portata sempre considerevole ed è bordeggiato dalla vegetazione tipica di questi ambienti incontaminati, dove spiccano Oleandri, Salici, Pioppi, Tamerici, Giunchi, Canne, numerose specie erbacee, e forma tutta una serie di laghetti, piccole cascate, giochi d'acqua. Percorso ancora poco meno di un chilometro, si giunge alle scenografiche Gole del Fiume Pollina.

Paola Campanella