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Tre filosofi in cerca d'autore

I tre filosofiQuando nell'ambito dello studio della storia dell'arte ci si imbatte nell'opera di Giorgione dal titolo “I tre filosofi” del 1508, nessuno può evitare di riflettere sul significato dei tre personaggi principali, per cui è quasi impossibile evitare di fare delle ipotesi, e, ciascuno di noi, diviene autore sposando ipotesi già fatte o tentando di farne delle nuove. Questo è senza dubbio un atteggiamento positivo nei confronti dell'opera d'arte, perchè riflettere sul significato di un'opera è certamente determinante per apprezzarne quelle qualità, che nel caso specifico vanno certamente oltre quelle della evidente bellezza  e perfezione del dipinto.

Tuttavia è bene sottolineare che per comprendere un'opera come quella di Giorgione, occorre per prima cosa collegarla al clima culturale della Venezia del '500. La città a quel tempo era animata dai numerosi contatti derivanti dalla centralità acquisita dalla Serenissima nel contesto europeo. Molti intellettuali si dedicavano segretamente agli studi esoterici e si rivolgevano, attraverso opere d'arte che commissionavano agli artisti, a quegli interlocutori che coltivavano i loro stessi interessi. I messaggi contenuti nelle opere non potevano essere espliciti, perchè è noto che gli interessi esoterici erano a quel tempo ritenuti sconvenienti dalla Chiesa, che vedeva le attività ad essi relativi come  eretiche e contrarie alla religione. L'opera di Giorgione dal titolo “I tre filosofi” indubbiamente appartiene a questo contesto e già ad un primo sguardo si propone all'osservatore come un'opera dai contenuti non espliciti.
Il committente, Taddeo Contarini, colto mercante, era appassionato di astrologia, e non è escluso che si interessasse di alchimia e filosofia. Giorgione stesso non doveva essere scevro a contatti di questo tipo, dal momento che,  anche altri  suoi dipinti, erano come intrisi di significati poco facilmente decifrabili.
L'autore della famosissima “Tempesta” infatti si affaccia nella scena della pittura veneta con opere decisamente ermetiche, e la sua stessa vita non è del resto così facile da ricostruire....
Il dipinto “I tre filosofi” è stato largamente indagato dagli storici dell'arte che hanno avanzato alcune interessanti ipotesi, specialmente sull'identità dei tre filosofi,  che si impongono come protagonisti della scena. Recentemente il dipinto è stato osservato ai raggi x ed è emerso un particolare che è stato ritenuto rilevante per la sua interpretazione. Il vecchio con la barba, infatti era  stato dipinto precedentemente con un diadema raggiato, il che ha fatto presumere che si potesse trattare di Mosè. Inoltre l'attenta osservazione del personaggio centrale, l'uomo con il turbante ha manifestato la scritta ALCH, che farebbe riferimento all'alchimia, e alla tradizione araba. La figura del giovane uomo invece non trova nelle interpretazioni degli studiosi facile collocazione, e spesso è stato identificato con un riferimento alla religione cristiana, posto che l'arabo rappresentava l'islamismo e il vecchio l'ebraismo. Il giovane senza dubbio è una figura di fondamentale importanza per il significato complessivo del quadro.... la sua postura e il suo sguardo contemplativo e soprattutto gli strumenti che tiene in mano denunciano la volontà dell'artista di identificarne  in modo univoco il carattere. Il giovane infatti tiene in mano squadra e compasso, che non sono solo strumenti di misurazione, ma rivestono anche un preciso significato simbolico.
La sua figura potrebbe dunque fare riferimento a chi nella società occidentale ha raccolto l'eredità culturale delle antiche culture e filosofie di matrice ebraica ed araba e le ha rivolte alla ricerca di ciò che è occulto, dal momento che lo sguardo del giovane è esplicitamente rivolto verso una caverna oscura. In effetti questa ipotesi potrebbe essere quella più vicina ai desideri del committente e dello stesso Giorgione, che ha esemplificato questo concetto attraverso alcuni particolari che non sono ancora stati sottolineati dai critici. È di tutta evidenza infatti che il Giorgione abbia voluto creare una gerarchia nella posizione dei tre personaggi, per cui si procede dal più antico al più attuale. I piedi dei tre poggiano su tre livelli del terreno diversi: in basso il vecchio, probabilmente depositario degli antichi studi astrologici manifestati dal foglio che tiene in mano recante lo studio  di una eclissi. Inoltre questi tre livelli, questi tre “gradini”, sono diversamente definiti. Il primo gradino è confondibile quasi con il terreno da cui si stacca, tanto è frammentario il suo contorno. Più definito è invece il secondo gradino su cui poggia l'arabo che rivolge il suo sguardo verso il basso, quasi impegnato in un dialogo con il vecchio saggio. Infine decisamente più geometricamente lavorato e alto è l'ultimo gradino, che colloca ad un terzo livello il giovane studioso che si avvale degli strumenti che tiene in mano per annotare qualcosa che sembra che solo lui solo riesca a vedere, dal momento che la grotta,a noi  appare decisamente buia ed insondabile. Il messaggio potrebbe dunque essere più chiaro di quanto non appaia: non a tutti la verità ricercata può essere offerta per essere indagata.
Anche gli abiti suggeriscono una scansione temporale: si va dal più antico al più moderno.... la camicia del giovane sembra un abbigliamento contemporaneo a quello dell'artista.
Questa ipotesi inoltre non entra in contraddizione con quelle delle letture proposte. La tesi che propone ad esempio i tre personaggi come allegorici dell'astrologia, dell'alchimia e della geometria, (il dipinto era anche noto come i tre matematici) è compatibile con la suesposta interpretazione, dal momento che alle tre scienze a quel tempo era attribuita fondamentale importanza. Anche il riferimento alle tre età dell'uomo può essere vista in un'ottica di compatibilità se a queste tre età attribuiamo un significato di “evoluzione” nella ricerca della verità che l'uomo conduce nel corso della sua vita, intendendo per vita il percorso collettivo compiuto dall'umanità per elevarsi attraverso i vari stadi della conoscenza.

Paola Campanella - Gennaio 2013