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Dal cinema un omaggio a Palermo

“Palermo Shooting”, di Wenders

La paura di vivere, la paura di amare, equivale alla paura di morire. Si tratta dello scontro tra Eros e Thanatos, che si consuma nel tentativo di scoperta dell’essenza vera delle cose… Ed è proprio in questa ricerca della verità che si propone questo viaggio a Palermo; la città scelta come ultimo approdo, la “madre di tutti i porti”, una città dove il protagonista del film di Wenders, “Palermo Shooting”, cerca di trovare la sua risposta.
Una risposta che non è facile scoprire tra le varie componenti di Palermo, città dalle mille contraddizioni, che presenta tratti ancora profondamente autentici fatti di dati visivi – i luoghi – e di essenze invisibili, - i suoni, gli odori.. è così che il protagonista del film, a Palermo, riuscirà a fotografare ciò che è invisibile a qualsiasi occhio umano, la morte, rappresentata dalla figura di un uomo armato di frecce, oltrepassando quel luogo comune che vorrebbe la fotografia solamente ancorata al dato visibile.
Il film, oltre che essere una occasione per riflettere sul tempo e sulla relatività del suo scorrere, è anche un invito a scoprire il vero significato delle immagini. Si perviene all’incontro con un dipinto particolarissimo, qual è “Il trionfo della morte”, opera di un ignoto pittore palermitano del ‘400, esposto a Palazzo Abatellis.. Questo dipinto dalle grandi dimensioni, offre allo spettatore l’immagine di una morte vendicatrice, dispensatrice di frecce letali, ma anche di giustizia…
Le frecce, (spesso anche il protagonista del film ne rimane colpito) appartengono alla morte, ma sono anche lo strumento utilizzato da Eros per fare innamorare le sue vittime. Le stesse frecce quindi, quasi invisibili nel dipinto se osservato dalla giusta distanza, mettono in comune gli strumenti dell’amore, Eros, con quelli della morte, spegnendo in questa comunione ogni contraddizione e ogni conflitto fra i due opposti.
Palermo allora, la città tutto porto, che si vuole fare cercare anche oltre le sue componenti “visibili”, diviene allora la metafora di questa speranza, che la morte, realtà invisibile, contenga in sé le stesse prerogative dell’amore.

Paola Campanella - 2009