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Giorgione

Giorgione. Come una Tempesta nel vento di Primavera.
(Castelfranco Veneto, 1478 – Venezia, 1510)

Opere di Giorgione
in alta definizione

Nato a Castelfranco Veneto nel 1478, Giorgio Gasparini, noto come Giorgione, fu un artista importantissimo per il futuro sviluppo dell’arte italiana del tempo. La sua capacità di fondere i colori unendoli in un'unica atmosfera di fondo, insieme ad una ritrovata sensibilità verso il colore ne fanno un pittore originalissimo anche per la tecnica pittorica, anche se principalmente è noto per gli enigmatici temi trattati.
La cosiddetta pittura “tonale” diventerà motivo ricorrente della pittura veneta del periodo, che affiderà al colore la possibilità da parte dell’osservatore, di decifrare i piani di profondità del dipinto. Oggi la critica è concorde nell’attribuire a Giorgione un singolare primato, la scoperta dell’accostamento dei colori complementari, utili a conferire particolare luminosità ai soggetti.
Intorno al 1502 si colloca uno dei massimi capolavori del Giorgione: la Pala di Castelfranco del Duomo di San Liberale, a Castelfranco veneto. Si una tempera su tavola di 2 metri per 1,44 m. eseguita per il condottiero Tuzio Costanzo. Qui l’artista pone nel consueto tema della “sacra conversazione” un elemento di assoluta novità: la Madonna è innalzata su di un alto trono, essenziale e geometrico, che si frappone fra noi che l’osserviamo e un profondissimo paesaggio, dove tutto è avvolto da una atmosfera calda e dorata.
Il nome di Giorgione è indissolubilmente legato ad un dipinto, esposto alle Gallerie dell’Accademia a Venezia, la “Tempesta”. La critica ha espresso nei riguardi di questo dipinto ad olio su tela di 82x73 cm. una quantità considerevole di interpretazioni. Effettivamente non esistono ancora oggi letture certe circa il significato di questo dipinto, che affascina per l’indubbia perfezione cromatica e compositiva, oltre che per l’insolita associazione dei soggetti proposti.
Il dipinto presenta una donna con un bambino, coperta solamente da una piccola mantellina bianca e poco distante un giovane di bell’aspetto, elegantemente vestito e in una posa ben studiata, appoggiato ad un lungo bastone. Il dipinto si inserisce nell’ambito di quei quadri a contenuto ermetico che l’artista realizzava per un certo tipo di committenza, che si era sviluppata nell’area veneta grazie alle numerose convergenze culturali che lì si verificavano.
Notiamo immediatamente che i due personaggi sono inseriti in un particolare contesto paesaggistico: sullo sfondo un villaggio che si affaccia su un fiume, le cui sponde sono collegate da un ponte. Il piano in cui sostano i due personaggi è caratterizzato dalla presenza di un muretto con due colonne binate spezzate. Il cielo appare minaccioso e vi si scorge la presenza luminosa di un fulmine. La donna ha poi lo sguardo rivolto verso l’osservatore e cattura l’attenzione su se stessa e sulla sua condizione di madre.
A cosa poterebbe alludere il pittore con le colonne binate, con il fulmine e con il ragazzo e la fanciulla? Gli elementi inseriti in un dipinto di quel genere sappiamo infatti che sono quasi sempre intenzionali e riferibili a qualcosa che l’artista, o il committente, vuole suggerire alla cerchia di “osservatori” ai quali il quadro sarebbe stato mostrato.
È forse questo del Giorgione un dipinto che vuol far riflettere sul ciclo della vita che si rinnova, o forse addirittura sul miracolo del concepimento che viene esemplificato dalla presenza del fulmine. Le colonne binate in questo caso potrebbero simboleggiare l’unione della coppia, uomo e donna e, l’atteggiamento del ragazzo stante, potrebbe simboleggiare che l’atto è compiuto, dall’unione è nato un altro essere umano, in un ciclo di vita che si rinnova.
Posta questa interpretazione come attendibile occorrerebbe comprendere perché, per esemplificare questo concetto, Giorgione abbia dovuto ricorrere proprio a questa determinata composizione, con le colonne, la saetta e il giovane, che in quella particolare posa ha tanto incuriosito gran parte della critica.
A tal proposito alcune osservazioni di tipo comparativo portano ad una interessante nuova interpretazione *: il giovane, che presenta una postura molto simile a quella dell’ermetico Mercurio della “Primavera” del Botticelli del 1478, potrebbe essere accostato proprio al Mercurio del Botticelli.
Tra le diverse interpretazioni date al noto dipinto botticelliano è interessante quella che vede nella Primavera un omaggio al ciclo della vita. I personaggi presenti nel quadro rimandano infatti al significato dell’amore e dei frutti che dall’unione amorosa scaturiscono. Il tema stesso della Primavera è esemplificativo di rinascita e di continuità del ciclo vitale. Tale ciclicità viene manifestata dall’unione di Zefiro e Clori che danno luogo alla nascita della Primavera. Il tutto sotto lo sguardo benevolo di Venere, Dea dell’amore che, occupando in posizione centrale lo sfondo del quadro, fa da ponte tra la scena della nascita della Primavera e quella successiva.
La Tempesta potrebbe essere visto come una rivisitazione della Primavera, o meglio si potrebbe leggere nell’ottica di una complementarietà con il dipinto botticelliano. La saetta, infatti, che Eros nella Primavera è intento a scagliare in direzione delle Grazie, viene qui esemplificata dal fulmine, che è appunto una saetta, la cui direzione è la stessa.
La danza delle tre Grazie che nella Primavera portano in alto due mani che si congiungono ( e che quindi potrebbero alludere all’unione della coppia) potrebbero essere sintetizzate nella Tempesta dalla presenza delle due colonne binate collocate nella stessa posizione nella sequenza del dipinto di Botticelli. Venere, che nella Primavera fa da ponte tra una scena e l’altra qui diventa semplicemente il ponte, che unisce le due sponde del fiume, dove scorre l’acqua della vita. Conclude il tutto (come nella Primavera) un giovane uomo, ripreso nell’atto di appoggiarsi ad una lunga asta, ma che ha quasi la stessa postura del Mercurio di Botticelli, solo che qui appare come avere appena concluso il suo gesto, e non gli rimane che appoggiarsi al suo bastone, osservando soddisfatto la scena di un ciclo che si è compiuto.

* l’interpretazione qui pubblicata è stata formulata dalla Prof.ssa Paola Campanella nel Gennaio 2013