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Curiosità

Sette Angeli a Palermo

Cosa c'entra Michelangelo con il culto dei sette Angeli a Palermo? E quali sono le connessioni tra un misterioso ritrovamento avvenuto in una piccola chiesa palermitana e la ben nota Santa Maria degli Angeli di Roma?
Per saperlo bisogna fare riferimento a quanto accaduto nel 1516, quando, nella duecentesca chiesetta, non più esistente di Sant'Angelo di Palermo, ricadente in prossimità dell'odierna piazza Sett'angeli, si scoprì casualmente, (come riporta Gaspare Palermo nella sua ormai nota Guida) a causa di un improvviso distacco di intonaco, un affresco raffigurante i sette Angeli, con i loro rispettivi attributi iconografici e, cosa più eclatante, con i loro rispettivi nomi.
Tali nomi sono infatti tuttora decisamente poco conosciuti, perché rimasti nell'ombra per alcuni secoli. La ragione è semplice… mentre i nomi degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, sono stati ampiamente riconosciuti dalla Chiesa grazie alla specifica dei loro nomi nella Bibbia (Gabriele e Michele dal libro di Daniele e Raffaele dal libro di Tobia), per gli altri vi è addirittura stata in passato una deliberata condanna verso chiunque ne avesse fatto menzione.

Ciò accadde a partire dal concilio di Roma del 745 e di Aquisgrana del 789 a causa dell'eccessivo scadere del culto dei sette Angeli verso pratiche legate ad oscuri riti e superstizioni. Il culto dei sette angeli era anticamente molto diffuso…. Di sette angeli infatti si parla nella Bibbia (quando in riferimento a Raffaele si riporta "io sono Raffaele uno dei sette Angeli…".) e le rappresentazioni degli angeli nell'arte, sono antichissime. Pare che la più antica risalga al II sec. e che si riferisca all'annunciazione dell'angelo Gabriele rappresentato presso le catacombe di Priscilla.
In genere i sette Angeli sono rappresentati accanto alla Madonna con il Bambino oppure presso il trono di Dio. Una delle rappresentazioni più note è quella che faceva parte della volta di San Marco a Venezia. Da questa fu desunta poi l'immagine del quadro presente in Santa Maria degli Angeli a Roma.
Ritornando al percorso compiuto dai nomi per essere di nuovo riconosciuti, è opportuno notare che uno di questi è quello dell'angelo Uriele, che è quello che la tradizione vuole abbia guidato fuori Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre, che a lungo venne rappresentato e menzionato, e del quale era molto devoto St. Ambrogio, ma che poi è stato, se si può dire, messo da parte, conferendo importanza solamente ai tre Angeli.
I nomi e gli attributi iconografici dei sette Angeli vennero opportunamente cancellati dalle rappresentazioni artistiche, e non si avrà memoria di questi per moltissimo tempo…i nomi sono confermati da alcuni documenti come un antico codice ritrovato presso la biblioteca vaticana nel 1600, che recava una straordinaria corrispondenza con i nomi degli angeli specificati nella chiesetta palermitana. Ciò confermerebbe l'ipotesi che i nomi di questi angeli corrispondono effettivamente a quelli che erano stati ammessi al culto ufficiale, almeno in precedenza ai fatti che condussero al loro occultamento.
Grazie al ritrovamento del dipinto palermitano, si riaccese il culto dei Sette Angeli in modo talmente forte da condurre la nobiltà palermitana a fondare una confraternita, la Confraternita dei Sette Angeli, a loro dedicata, che ebbe come confratello anche l'imperatore Carlo V (ragion per cui era detta imperiale).
Nel 1527, il sacerdote palermitano Antonio La Duca, scopritore del dipinto della chiesetta di Sant'Angelo, si recò a Roma come cappellano del Cardinale Dal Monte. Si concentrò con tutte le sue forze al progetto di dedicare una chiesa  al culto dei sette Angeli presso le terme di Diocleziano.
Il sito venne individuato a causa delle ripetute visioni avute dal La Duca, che affermava di avere visto gli Angeli indicare le terme di Diocleziano quale luogo da Loro prescelto. Le richieste del sacerdote durarono a lungo, risale però solamente al 1561, la bolla papale che stabilì la costruzione della chiesa. Il già noto Michelangelo si appassionò al progetto, e ideò la struttura della chiesa di Santa Maria degli Angeli, che venne poi ultimata da Jacopo del Duca (architetto siciliano e parente di Antonio La Duca)  al quale si deve il completamento del progetto Michelangiolesco.
Per concludere, si può certamente affermare che, senza il casuale ritrovamento palermitano, non sarebbe di certo stata edificata la chiesa di Santa Maria degli Angeli, poiché la sua edificazione fu fortemente voluta dallo stesso sacerdote Antonio La Duca, che, decise di dedicare la sua vita alla costruzione di una chiesa che potesse incentivarne il culto.

Il riaffiorare di un affresco in una piccola chiesa a Palermo fu dunque la ragione che condusse all'edificazione della Chiesa di Santa Maria degli Angeli ..poi, la distruzione della chiesetta cancellò nuovamente l'immagine dei Sette Angeli, ma, una copia dell'antico affresco, (il Mongitore ne ricostruisce la storia) era stata realizzata, e venne collocata in una cappella della Cattedrale di Palermo, dove ancora oggi è possibile osservare il quadro.
Si narra che fino a qualche decennio fa qualcuno poneva sette fiori bianchi sotto al dipinto, dove si distingue precisamente ogni angelo… Si tratta di Michele con una lancia e un vessillo crociato, con ai piedi il dragone, di Raffaele recante un vaso con aromi medicinali accanto al piccolo Tobia; di Uriele con in mano una spada; di Gabriele con uno specchio di diaspro e una lanterna; e degli altri tre, i cui nomi sono Sealtiele, Jehudiele e Barachiele.
Nella chiesa di Santa Maria degli Angeli il progetto originale prevedeva che le cappelle di Angeli e martiri si fronteggiassero…., per un triste destino anche nella piazzetta Sett'angeli la II guerra restituì dei martiri, quelli morti nel rifugio antiaereo, sotto le bombe del'43, nel tentativo di salvarsi la vita.

Paola Campanella - Giugno 2011