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Curiosità

Alla ricerca del nome sconosciuto: il Genio di Palermo

Il Genio di Piazza Garraffo

Il Genio di Piazza GarraffoNel cuore dell'antico mercato della Vucciria, percorrendo la via dell'Argenteria proprio di fronte all'antica Chiesa di Sant'Eulalia dei Catalani, si trova Piazza Garraffo.
Qui, si trova dal 1698(0) una antica rappresentazione scultorea del Genio di Palermo, il nume tutelare della città.
Si presume che la scultura attribuita a P. de Bonitade, sia della fine del 1400 anche se alcune fonti lo datano ad epoca successiva. Le edicole vuote al suo fianco recavano due sante palermitane secondo quanto riporta V. Amoroso nel libro “il genio di Palermo”, trafugate nel 1992.

 L' iconografia del Genio di Palermo, è tuttora oggetto di discussioni… è rappresentato come un re coronato che reca al petto un serpente (1) e poggia i piedi in una conca. La sua associazione alle fonti d'acqua è sicuramente emblematica del valore propiziatorio attribuitogli, essendo l'acqua in tutte le culture dotata della proprietà di rigenerare.
Il Genio è un po' il simbolo di questa capacità rigenerativa… questo dato è confermato dal fatto che venne posto in sostituzione della Dea Cerere che era foriera di abbondanza, essendo la dea protettrice delle messi (i suoi attributi erano la falce (2) per mietere il grano e il serpente che, come narra Esiodo, venne scacciato da Salamina dove terrorizzava gli abitanti andandosi a rifugiare proprio nel tempio di Cerere a Eleusi, e divenendo così uno degli attributi della dea). Alcune fonti riportano che le statue del Genio cominciarono a diffondersi alla fine del 1400(3).
A Palermo ne riconosciamo alcune: la più antica consiste forse in un bassorilievo che si trova nel cippo all'ingresso del porto; una rappresentazione scultorea attribuita a P. De Bonitade che si trova in P.zza Garraffo alla Vucciria; quello di Piazza Rivoluzione, nell'antico quartiere detto Fieravecchia (3 bis)e infine la rappresentazione scultorea settecentesca del Marabitti a Villa Giulia. Come possiamo notare le rappresentazioni più antiche sono messe in relazione ad antichi mercati o comunque luoghi ove era opportuna la presenza di un elemento che garantisse la prosperità e il buon andamento dei commerci. Anche quello del Porto (datato 1566), giuntovi dal Molo dell'Acquasanta, può essere considerato tale, dal momento che il Porto rappresentava per Palermo il vero crocevia di tutte le attività commerciali che si svolgevano in città, il luogo da cui partivano e nel quale arrivavano le merci. Ma chi è questo vecchio coronato, che reca in braccio un serpente che sembra quasi nutrire dal suo petto, come farebbe una madre amorevole nei confronti di suo figlio?
L'interpretazione di Vincenzo Di Giovanni, letterato siciliano del XVI sec il serpente che reca il Genio rappresenterebbe Scipione l'Africano, che era stato aiutato dai palermitani nella guerra contro i Cartaginesi di Annibale e che per riconoscenza avrebbe donato alla città una conca aurea, ponendo al suo centro una statua raffigurante un guerriero che nutriva dal petto un serpente.
In realtà ancora oggi l'identità del Genio appare un mistero, tanto che alcune fonti (lo storico Basile che a sua volta lo desume dal poeta A. Veneziano) affermano che il nome del genio non si poteva rivelare. Infatti per una antica usanza, detta “evocazione”, nel caso di attacco della città da parte dei nemici, diffondere il nome del genio tutelare sarebbe stato di certo un grosso errore. I nemici evocando il nome del genio lo avrebbero indotto a desistere nella sua difesa e avrebbero facilmente conquistato la città. Di certo si può fare riferimento alla figura di Saturno. È Saturno infatti, il re del tempo, che presenta come attributo il serpente, anche se in forma di ouroboros (2) (cioè di serpente che si morde la coda).
Il re del tempo, Saturno, che secondo il racconto mitologico avrebbe divorato i suoi figli, ben si presta alla frase che viene posta nelle targhe relative al genio di Palermo: “suos devorat, alienos nutrit,” (4), e cioè “il genio nutre gli stranieri e divora i suoi figli”, alludendo quasi alla strana consuetudine che la città persegue, e cioè quella di onorare gli stranieri e divorare i suoi stessi cittadini. In realtà anche se la spiegazione appare pittoresca e per certi versi anche calzante, la nota frase dovrebbe poter dire qualcosa di diverso, e cioè riferirsi proprio alla capacità del genio in quanto tempo, di creare qualcosa di nuovo(5) dal consumo di ciò che lui stesso ha generato. Una circolarità dunque, certamente espressa dal serpente nell'atto di mordergli il petto.
Altra suggestiva interpretazione è quella di un Saturno buono, dio romano, che sovrintende la benessere degli uomini essendo la divinità cui si attribuiscono le invenzioni relative all'agricoltura.

Il Genio di Piazza Rivoluzione

Il Genio di Piazza RivoluzioneTrasferito qui nel 1687 dal luogo dove “ Molo” dove si trovava, motivo per il quale è detto il “Genio del Molo”, questo Genio si erge sopra una simbolica montagna (la composizione della fonte risale al 1800) e ciò non deve apparire casuale. La montagna per eccellenza è a Palermo il Monte Pellegrino, e il monte Pellegrino è considerato una montagna sacra. L'usanza ancora praticata, di ascendere al sacro monte, la cosiddetta “acchianata”, manifesta il perpetuarsi di antichi riti che vedevano in questo “salire” un modo per accostarsi alla propria dimensione spirituale. La montagna è anche rappresentazione simbolica della madre terra, e a questo proposito è bene dire che una delle rappresentazioni della madre terra è proprio una donna che allatta diversi animali, uno dei quali è il serpente.
Nel 1852 venne ordinata dal governo borbonico la rimozione della statua considerata punto di ritrovo di contestatori rivoluzionari. Così la statua smontata venne conservata allo Spasimo e lì rimase in attesa di ricoprire il suo antico ruolo. Con l'arrivo di G. Garibaldi i palermitani andarono a riprendersi il loro nume tutelare e lo riposero dove si trovava, attribuendogli così un ulteriore valore, quello di simbolo di libertà e di riscatto. La piazza venne chiamata piazza della Rivoluzione.

Il Genio di Villa Giulia

Il gruppo scultoreo del Genio della fontana di Villa Giulia viene commissionato nel 1778 dal Senato palermitano a I. Marabitti con l'esplicita richiesta di produrre una statua del Genio “con quei geroglifici ed emblemi ad essa corrispondenti” V. Amoroso riporta che il progetto della fontana fu di N. Palma, sacerdote e ingegnere del Senato palermitano.
Alberto Samonà, giornalista palermitano e studioso di simboli, ritiene che il Genio di Palermo sia legato a conoscenze misteriche pagane certamente diffuse a Palermo in epoca rinascimentale. In questo periodo infatti si ermetismo ed alchimia erano prerogativa degli eruditi che conoscevano antichi manoscritti presenti in San Martino delle Scale, nell'abbazia Benedettina.
Il Genio sarebbe quindi una rappresentazione Hieroglyphica, nel senso diffuso in periodo rinascimentale di ermetico.
La rappresentazione del Genio a Villa Giulia, a Palermo è senza dubbio esemplificativa di queste ultime affermazioni. Il gruppo scultoreo infatti, oltre alla presenza della simbolica montagna reca evidenti alcuni simboli che certamente possono essere identificati come geroglifici. Una è la cornucopia (ricca dei doni di Cerere) che mette in relazione il genio al suo potere di propiziare l'abbondanza, uno è la triscele(6) antichissimo simbolo significativo di ciclicità ed assurto a simbolo stesso della Sicilia. Ma anche altri simboli come il cane e lo scettro. È a questo punto opportuno sottolineare che ritorna il riferimento alle qualità curative (quindi rigenerative) perché sia il serpente che la corona, lo scettro e il cane sono attributi di Asclepio (Esculapio dio della medicina).
Il Del Giudice citato dal Professore La Monica, in uno dei suoi scritti, vede nel simbolo del serpente un “geroglifico per gli Egizi dei quattro Elementi”.
La triscele anche se dotata di tre gambe è comunque un simbolo simile alla svastica, che indica la successione ciclica delle stagioni e quindi il tempo.
Una attenta lettura può inoltre condurre ad una ulteriore interessante deduzione. Spesso il genio è rappresentato come ermafrodita. È necessario richiamare cioè sia il principio femminile che quello maschile al fine di garantire l'abbondanza e la fertilità data dall'alchemica congiunzione dei contrari. La triscele con la sua testa femminile potrebbe quindi rappresentare l'elemento femminile che equilibra l'immagine del genio del Marabitti, che rappresenterebbe il principio maschile.
Ad una lettura più semplice e immediata i simboli presenti indicano semplicemente la prudenza, la fedeltà e la regalità viste come virtù della città di Palermo.

La fontana Pretoria

Fontana Pretoria - PalermoLa Fontana Pretoria trasferita in Piazza Pretoria a Palermo nel 1581 era stata realizzata nel 1554 da Francesco Camilliani a Firenze. La fontana giunse a Palermo smontata in 644 pezzi e non arrivò completa perché alcune sculture si erano rovinate durante il trasporto. Furono pensati quindi alcuni adattamenti nella ricomposizione dei pezzi e ne vennero aggiunti altri. La cura della ricomposizione e dell'adattamento della fontana fu affidata nel 1574 al figlio di Francesco, l'architetto Camillo Camilliani, che ultimò i suoi interventi nel 1581.
All'interno di questa fontana si trovano le statue che raffigurano Ercole, Venere, Apollo, Bacco, Diana, Pomona, Adone, Trittolemo, Vertumno, Orfeo, Cerere, la dea dell'Abbondanza e della Liberalità e i fiumi di Palermo, Oreto, Papireto, Maredolce e Gabriele. Un vero e proprio “pantheon pagano” come sostenne A. Veneziano….
Di fronte alla fontana si trova il palazzo Pretorio, da cui la fontana prende il nome… all'interno “a sinistra del primo ripiano dello scalone d'onore”- come riporta V. Amorosoin “Il genio di Palermo”- si trova la rappresentazione più antica del Genio di Palermo, attribuito ad alcuni a Gagini ma di probabile scuola gaginiana. È detto “u nicu” per differenziarlo da “u granni” del Garraffo.
Che sia Eshmoun il nome dl Genio?
L'ipotesi più affascinante che può essere supportata dagli studi fatti dallo studioso palermitano G. Purpura, che afferma che all'Acquasanta esisteva il “bagno della regina”, una fonte di acqua termale, connessa ad una divinità punica della salute (il dio guaritore di nome Eshmoun), è che il genio di Palermo si possa associare ad essa. Possa cioè esser visto come una diversa forma di quella antichissima divinità. L'osservazione del Purpura, e cioè che proprio al molo dell'Acquasanta è stata trovata quella che si ritiene essere la più antica raffigurazione del genio, (ora presente al porto di Palermo), potrebbe ulteriormente rafforzare l'ipotesi. Pare che tale divinità era rappresentata con due serpenti e con la cornucopia (come risulta dalla rappresentazione presente nel tempio di Bostan esh- sheik- VI sec aC). Tale ipotesi non contraddice tutte le considerazioni fin qui fatte, che riconducono al tema dell'acqua e al potere medicamentoso di alcune fonti. Inoltre la nota associazione del genio di Palermo con Santa Rosalia, troverebbe qui un suo fondamento. La Santa che ha salvato Palermo dalla peste, che risiede nel monte Pellegrino, è complementare alla figura del Genio, antica divinità guaritrice e pagana che, pur non entrando in competizione con la sincera fede popolare dovuta alla Santa tuttavia ne rafforza il potere di protezione della città secondo lo stesso criterio espresso nell'ottangolo.

Paola Campanella