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Curiosità

Quando leggevamo "I Beati Paoli"

Beati PaoliUna delle leggende più intriganti della vecchia Palermo è quella dei Beati Paoli. Mi ricordo che quando ero piccola mio nonno leggeva un grande libro che si intitolava “I Beati Paoli”, e, se chiedevo spiegazioni su chi fossero mi raccontava di grotte scavate sotto la vecchia Palermo, di uomini incappucciati, sette segrete, patti e cospirazioni...Tutte cose che colpivano la mia fantasia e che rendevano la mia città, Palermo, ancora più ricca di mistero...
Al di là delle possibili interpretazioni circa l'identità e gli scopi della setta dei Beati Paoli, è interessante il fatto che il romanzo di Natoli sortì un successo straordinario, paragonabile a quello del “Codice da Vinci” dei giorni nostri. Il libro di cui sto parlando, quello che appunto leggeva mio nonno, è tratto dagli scritti di Luigi Natoli (che aveva scelto lo pseudonimo di William Galt) e che, tra il 1909 e 1910 uscirono con il Giornale di Sicilia. Constava di ben 239 parti e venne pubblicato in volume nel 1921. Pare che il successo avuto lo abbia fatto collocare tra i testi più letti in assoluto nel XX secolo dai siciliani. Ma quali furono gli ingredienti di un tale successo?
Innanzitutto il tema trattato. Natoli prese spunto dalle citazioni fatte sulla setta dal Villabianca nel tomo XIV dei suoi “opuscoli palermitani”. Protagonista delle vicende narrate, era la misteriosa, ma anche particolarmente temuta, setta dei Beati Paoli, che agì tra la fine del XV sec. e la prima metà del XVI sec. Si narra operasse in assoluta segretezza, al fine di proteggere la parte più debole ed oppressa della società palermitana. "La nostra (giustizia)- affermavano i Beati Paoli- non è scritta in nessuna costituzione regia, ma è scolpita nei nostri cuori: noi la osserviamo e costringiamo gli altri ad osservarla", per "garantire il più debole contro il più forte e per imporla non abbiamo che un'arma: il terrore, e un mezzo per servircene: il mistero".
Per operare si avvalevano quindi di una propria struttura segreta che aveva al suo interno anche un apposito tribunale. La setta si sarebbe organizzata per contrastare quello strapotere di alcuni nobili, che in città si arrogavano il diritto di amministrare da sé anche la giustizia. Si tendeva quindi a fare leva sui sentimenti di coloro i quali si sentivano in qualche modo oppressi e vessati.
Il sottosuolo di Palermo, inoltre, è ricco di cavità costituite da un banco di calcarenite quaternaria e, alcuni fatti narrati nel romanzo, vengono ambientati dal Natoli proprio nei sotterranei del quartiere "Capo" di Palermo, dove si trovano delle vaste cavità che fanno parte di un vasto complesso cimiteriale cristiano. Si tratta delle Catacombe paleocristiane dell'IV-V secolo d.c., che comprendono tutta una serie di cunicoli che partendo dalle antiche mura di Porta d'Ossuna nella depressione naturale del transpapireto, si diramano poi in corrispondenza del “Capo”. Questi ambienti, scuri e misteriosi certamente contribuirono ad alimentare la curiosità e l'interesse dei lettori oltre che formare lo scenario adatto a creare una certa atmosfera.
Anche il termine “beati Paoli” sembra creare un alone di mistero... Sembra che il nome della setta possa derivare dal Beato Francesco di Paola, che avrebbe compiuto una delazione ai tempi della congiura di Squarcialupo (e quindi sarebbe da ricollegare alla vicenda del 1500 della rivolta di Gianluca Squarcialupo che provò a sostituirsi all'oligarchia cittadina). Altro forte elemento di interesse è che alcune figure descritte nel romanzo di Natoli, sono figure storicamente identificabili. Tali riferimenti al reale costituirebbero quindi un elemento di fascino in più che accrebbe il successo del racconto.
Il mistero che avvolge i Beati Paoli permane ancora oggi e deriva anche dal fatto che in realtà non esistono delle vere e proprie fonti storiche da cui dedurre notizie attendibili e la maggior parte delle notizie si sono diffuse attraverso dei racconti popolari. Il fatto che l'interesse si mantenga vivo ancora oggi, è anche dimostrato dalla recente ripubblicazione del testo di Natoli “I Beati Paoli” da parte di Flaccovio editore e dal fiorire di altri libri sull'argomento come quello di Francesco Castiglione, dal titolo “Indagine sui Beati Paoli” - edizioni Sellerio. Inoltre la curiosità è confermata dalla presenza oggi di proposte di itinerari turistici che si svolgono in direzione dei luoghi, sotterranei e no, contemplati dallo scritto del Natoli. Se i Beati Paoli restano ancora un mistero, per quel che riguarda il successo del libro di Natoli, forse non può dirsi altrettanto.

Paola Campanella