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Leon Battista Alberti

(Genova, 18 febbraio 1404 – Roma, 20 aprile 1472)

nacque a Genova da una ricca famiglia fiorentina, in esilio per ragioni politiche dal 1401. Anche se dopo la morte del padre dovette subire  forti disagi economici, si laureò comunque in Diritto a Bologna nello stesso anno in cui venne operata la revoca del bando di esilio che gli aveva impedito di conoscere Firenze, città d'origine della sua famiglia.
Forse proprio a causa di questo desiderio coltivato da sempre nel suo cuore, la città di Firenze e le sue architetture dovettero apparire al giovane Alberti cariche di un fascino del tutto particolare, che andava di certo addirittura oltre quello che naturalmente già esercitavano su qualsiasi visitatore.
Alberti divenne presto il maggiore teorico dell'architettura rinascimentale e la sua fascia di influenza si estese anche in Europa. Anche se il suo intervento diretto nelle opere da lui stesso progettate sarà circoscritto a pochissime opere, la sua facoltà di mutare il corso dell'architettura della sua epoca si esplicherà comunque, grazie alla sua opera di trattatista. Uomo molto colto e raffinato umanista, conoscitore di tutte le arti, produrrà dei trattati di arte, architettura, scultura che restano ancora oggi dei riferimenti validissimi. Alberti intraprese giovanissimo la carriera ecclesiastica, che gli offrì la possibilità di accrescere il suo patrimonio culturale e di entrare in contatto con le più importanti corti dell'epoca come quella di Ferrara, Mantova e Rimini.

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Francesco Borromini

(Bissone, 27 settembre 1599 – Roma, 3 agosto 1667)

Borromini. L'architettura che sussurra

Se l'architettura avesse voce, potremmo dire che quella di  Francesco Borromini sussurra. È un sussurro che che scaturisce dal profondo, capace di colpire la nostra attenzione più di un grido, perchè ci coinvolge per l'armonia spaziale che percepiamo dal sapiente gioco delle forme. Oggi viviamo un tempo diverso, tutto è più veloce e anche l'architettura si è come adeguata a questi ritmi frenetici. L'architettura di Borromini ci insegna che c'è stato un tempo diverso, un modo diverso di concepire gli spazi, che dovevano essere fruiti attraverso un osservare lento e attento, disponibile a recepire la bellezza.
Una bellezza inebriante, quella delle architetture borrominiane, compatibili con il gusto del tempo certo, ma intessute di un sapere antico. L'amore  per le forme geometriche e per i loro reciproci rapporti, è magistralmente espresso in quel meditato calcolo, che si esprime in ogni sua opera.

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Donato Bramante

(Fermignano, 1444 – Roma, 11 aprile 1514)

La formazione di Bramante avviene in corrispondenza con quel fervido clima culturale che animava la corte di Federico da Montefeltro. Determinante per il successivo sviluppo della personalità bramantesca sarà poi il contatto con la Milano di Ludovico il Moro, dove l'artista acquisisce quegli strumenti concettuali che lo porteranno ad una  svolta in senso architettonico.
È proprio a Milano infatti che Donato, nel 1480 realizza la sua prima importante opera architettonica. Si tratta della Chiesa di Santa Maria presso San Satiro a Milano. Qui concepisce anche il famoso "finto coro prospettico" che mira ad illudere l'osservatore attraverso un espediente altamente fantasioso tanto da confermarlo geniale inventore di soluzioni, oltre che eccellente architetto.
Sulla parete di fondo, dietro l'altare maggiore,  realizza  infatti, ricorrendo ad un illusionistico stucco e alla pittura, uno spazio finto, che simula una profondità che all'occhio del visitatore appare del tutto reale.
Il suo amore per la pittura lo conduce nel 1490 a realizzare il famoso "Cristo alla colonna" oggi conservato alla Pinacoteca di Brera. Questo dipinto rende manifeste le alte qualità pittoriche di Bramante, che pare tuttavia concepire le forme bidimensionali con un occhio alla resa tridimensionale del corpo, conferendovi una consistenza statuaria.

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