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Premessa
Per fare brevemente il punto sulla rappresentazione del corpo nell'arte, si farà riferimento alla rappresentazione del corpo nudo, per capire come l'uomo abbia nel corso del tempo rappresentato se stesso, senza guardare a tutti quegli elementi che di volta in volta lo hanno identificato attraverso orpelli o attributi aggiunti al suo puro essere naturale.
Le rappresentazioni messe in atto dagli artisti possono essere viste sia come un riflesso diretto della percezione del sé sia come riflesso di ciò che il nostro corpo è per gli altri, analizzare il percorso da loro compiuto significa quindi poter costruire una mappa della percezione del sé e degli altri nella storia.
L'arte che racconta il corpo vuol essere quindi, un invito a comprendere come questo processo generativo di immagini si sia evoluto ed in che modo gli artisti abbiano saputo tradurre nelle loro opere i segnali dei mutamenti che hanno, nei secoli, riguardato la rappresentazione del corpo umano.
Si tenterà di pervenire ad una analisi iconologica delle opere che vada come afferma O. Calabrese- nel “Il linguaggio dell'Arte” Bompiani. “dall'identificazione del soggetto a una lettura dell'opera che lega quest'ultima alla complessità della cultura e degli atteggiamenti mentali dell'epoca in cui essa è stata composta”.
Se l'architettura avesse voce, potremmo dire che quella di Francesco Borromini sussurra. È un sussurro che che scaturisce dal profondo, capace di colpire la nostra attenzione più di un grido, perchè ci coinvolge per l'armonia spaziale che percepiamo dal sapiente gioco delle forme. Oggi viviamo un tempo diverso, tutto è più veloce e anche l'architettura si è come adeguata a questi ritmi frenetici. L'architettura di Borromini ci insegna che c'è stato un tempo diverso, un modo diverso di concepire gli spazi, che dovevano essere fruiti attraverso un osservare lento e attento, disponibile a recepire la bellezza.
Una bellezza inebriante, quella delle architetture borrominiane, compatibili con il gusto del tempo certo, ma intessute di un sapere antico. L'amore per le forme geometriche e per i loro reciproci rapporti, è magistralmente espresso in quel meditato calcolo, che si esprime in ogni sua opera.
Quando nell'ambito dello studio della storia dell'arte ci si imbatte nell'opera di Giorgione dal titolo “I tre filosofi” del 1508, nessuno può evitare di riflettere sul significato dei tre personaggi principali, per cui è quasi impossibile evitare di fare delle ipotesi, e, ciascuno di noi, diviene autore sposando ipotesi già fatte o tentando di farne delle nuove. Questo è senza dubbio un atteggiamento positivo nei confronti dell'opera d'arte, perchè riflettere sul significato di un'opera è certamente determinante per apprezzarne quelle qualità, che nel caso specifico vanno certamente oltre quelle della evidente bellezza e perfezione del dipinto.
nacque a Genova da una ricca famiglia fiorentina, in esilio per ragioni politiche dal 1401. Anche se dopo la morte del padre dovette subire forti disagi economici, si laureò comunque in Diritto a Bologna nello stesso anno in cui venne operata la revoca del bando di esilio che gli aveva impedito di conoscere Firenze, città d'origine della sua famiglia.
Forse proprio a causa di questo desiderio coltivato da sempre nel suo cuore, la città di Firenze e le sue architetture dovettero apparire al giovane Alberti cariche di un fascino del tutto particolare, che andava di certo addirittura oltre quello che naturalmente già esercitavano su qualsiasi visitatore.
Alberti divenne presto il maggiore teorico dell'architettura rinascimentale e la sua fascia di influenza si estese anche in Europa. Anche se il suo intervento diretto nelle opere da lui stesso progettate sarà circoscritto a pochissime opere, la sua facoltà di mutare il corso dell'architettura della sua epoca si esplicherà comunque, grazie alla sua opera di trattatista. Uomo molto colto e raffinato umanista, conoscitore di tutte le arti, produrrà dei trattati di arte, architettura, scultura che restano ancora oggi dei riferimenti validissimi. Alberti intraprese giovanissimo la carriera ecclesiastica, che gli offrì la possibilità di accrescere il suo patrimonio culturale e di entrare in contatto con le più importanti corti dell'epoca come quella di Ferrara, Mantova e Rimini.